Domani e martedì a Taranto due udienze-chiave per provare a chiarire le responsabilità nell’omicidio di Sarah Scazzi. Lo “zio” continua a professarsi colpevole

Michele Misseri

Lui ripete che è stato solo lui. Lei che non avrebbe mai fatto del male alla cuginetta. Michele e Sabrina Misseri, le due facce di un delitto. Testa o croce. Bianco o nero. Colpevole o innocente. Non ci possono essere sfumature in questa storiaccia che ha visto la morte di una ragazzina di 15 anni. Domani e martedì a Taranto due udienze fondamentali di questo processo con Michele e Sabrina chiamati a dire la loro verità davanti alla corte di Assise.

Il grande dilemma, il grande punto interrogativo – come riporta “La Stampa” -è: parlerà Michele? Si sottoporrà alle domande dell’avvocato Franco Coppi, il difensore di sua figlia? Lo avrebbero sconsigliato perché potrebbe peggiorare la situazione di figlia e moglie, come spiega lui a poche ore dal giorno fissato per la sua audizione. Certo è una riflessione bizzarra visto che le due donne sono in carcere ormai da più di due anni, rischiano una condanna a vita, ed è complicato immaginare una situazione peggiore. E cosa ancora più bizzarra sarebbe non parlare in aula quando si è parlato alla vigilia in tv. Prima nella trasmissione «Il Graffio» di Telenorba, poi in un’altro talk show nazionale. Ripetendo le stesse cose che va dicendo da dopo l’indicente probatorio: «Non mi credono, ma la verità non la sanno neanche loro. Io so solo che due innocenti sono in carcere e io continuerò a lottare per dimostrare che con questa storia non c’entrano niente».

Significa che continuerà a lottare parlando o in silenzio? Lo sapremo solo vivendo, domani, quando zio Michele arriverà nell’aula del Tribunale e si ritroverà faccia a faccia con la figlia e con Cosima che parleranno invece martedì.

Se zio Michele decidesse di rimanere muto, parleranno per lui l’interrogatorio davanti al Gup, le lettere che continua a scrivere alle sue donne in carcere, il memoriale che compila sempre con certosina costanza e che contiene ripetute confessioni, oltre alla cronaca agghiacciante di un delitto, le interviste allegate agli atti. E quell’incidente probatorio in cui dice che la morte di Sarah è stata la conseguenza del gioco del cavalluccio fatto con Sabrina alle due di pomeriggio di quell’afoso pomeriggio di agosto. Una delle sue 7 versioni. Un incidente probatorio completamente superato dalle ricostruzioni fatte dalla accusa successivamente ma comunque presente nel processo.

Misseri potrebbe anche decidere di limitarsi alle dichiarazioni spontanee senza farsi esaminare dalla difesa (che lo ha tra i testi) e dai pubblici ministeri. «Sono stato io, solo io», ripete ancora oggi a poche ore dall’udienza. E allora ci si chiede come sia possibile anche solo pensare di non ascoltarlo visto che in gioco ci sono verità, giustizia per Sarah e anche l’orrenda possibilità che due innocenti siano in galera.

Ma rimane il dubbio, e potrebbe essere silenzio, pesante come l’ergastolo che aleggia su quest’aula senza sapere dove andare a posarsi. E per cadere sulla testa di Michele (casomai i giudici decidessero di credergli o comunque di valutare gli indizi a carico delle Misseri insufficienti) dovrebbe comunque passare ancora molto: nell’ipotesi dell’assoluzione delle due donne la procura dovrebbe riaprire un fascicolo e indagini a carico del contadino di Avetrana. Per poi arrivare a un nuovo processo.

Intanto Cosima e Sabrina in carcere continuano a condividere la cella e il dolore. Cosima è più forte, passa il tempo lavorando all’uncinetto, mentre la ragazza spavalda di un tempo ha lasciato il posto a una giovane donna impaurita e fragile. Non ha mai risposto al padre che le chiede perdono ogni settimana, e non lo farà. Impossibile perdonare, impossibile dimenticare. E’ molto provata, Sabrina, sull’orlo del crollo, la luce al di la del tunnel, appare sempre più fioca. Con l’unico sollievo della psicologa del carcere e delle visite dei suoi legali. Un legame forte quello con Franco Coppi, il principe del Foro che ha scelto di mettersi al fianco di questa ragazza di Avetrana «per amore di giustizia» e perchè convinto della sua innocenza. Come ripete citando il giurista Piero Calamandrei: «Nel suo cuore l’avvocato deve mettere da parte i suoi dolori per far entrare i dolori degli altri».

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