Dai fatti de L’Aquila alla paura adesso al Sud Italia: la classificazione sismica ufficiale attuale è adeguata alla “potenza” dei sismi attesi? Di sicuro va evitata ulteriore edilizia che non è adeguata a reggere questi fenomeni

il terremoto a L’Aquila

Circa due mesi dopo il disastroso sisma dell’Aquila del 6 aprile 2009, durante il Workshop tenutosi presso l’Università di Chieti-Pescara per discutere dei primi risultati scientifici acquisiti da vari ricercatori evidenziai, insieme ad altri colleghi, che la classificazione sismica vigente non è adeguata in alcune aree oltre a quella aquilana.

Segnalammo almeno 3 altri “macro casi” in Puglia, Calabria e Sicilia (“Sisma dell’Aquila ed effetti locali: dove finisce la natura comincia la mano dell’uomo”, di Franco Ortolani, Silvana Pagliuca, Angelo Spizuoco, SIGEA, Geologia dell’Ambiente, 3/2009).

Si ricorda che la Campania rappresenta un caso emblematico e preoccupante per come le pubbliche istituzioni, in alcuni casi, abbiano classificato sismicamente il territorio. Subito dopo il sisma del 1980, i comuni dell’area epicentrale variamente colpiti furono classificati con intervento legislativo statale come zona di media sismicità; anche quelli epicentrali come Lioni, S. Angelo dei Lombardi e Conza dove era stata valutata una intensità MCS 10, che confinavano con quelli inseriti in elevata sismicità in seguito all’evento del 1930, che fu meno distruttivo. Era evidente l’anomalia.

Invano fu sollecitata una rapida correzione per evitare che la ricostruzione venisse attuata realizzando edifici strutturati per una sollecitazione sismica inferiore (media sismicità) a quella cui potevano essere sottoposti (relativa alla elevata sismicità).

La ricostruzione degli edifici è stata realizzata, pertanto, anche nell’area epicentrale del 1980 e in quelle che sono state epicentrali di altri eventi disastrosi tra le Province di Salerno, Avellino e Benevento, applicando le norme costruttive antisismiche della media sismicità (mentre invece dovevano essere costruiti con le norme della elevata sismicità così come successivamente e tardivamente indicato dalle istituzioni competenti dopo il sisma di San Giuliano di Puglia nel 2002).

Il sisma del 17 settembre 2010 che ha interessato il foggiano ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza dei cittadini in relazione al rischio sismico ed in particolare sulla necessità che tutto sia “sotto controllo”.

Si ricorderà che anche L’Aquila, pur essendo stata devastata da sismi in passato come quello del 1703 che provocò oltre 6000 vittime, quando avvenne il sisma del 6 aprile 2009 era classificata a media pericolosità sismica, proprio come Foggia. In questo caso si ha un patrimonio edilizio in gran parte costruito prima dell’introduzione della legge antisismica e in parte realizzato in base alla pericolosità sismica media. In base alla sismicità storica e ai danni macrosismici Foggia avrebbe dovuto essere classificata ad alta pericolosità.

L’area colpita dal terremoto è da considerare a pericolosità sismica elevata e le località interessate sono tutte comprese nella zona 2 della classificazione sismica del territorio nazionale (vale a dire a pericolosità sismica media). Storicamente l’area interessata dall’evento del 17 settembre è stata colpita da forti terremoti. Il 20 marzo 1731 si verifico un disastroso sisma (Imax IX) che causò oltre 500 vittime nella città di Foggia che contava circa 15.000 abitanti; non è nota la faglia crostale sismogenetica la cui lunghezza deve essere tra 15 e 20 chilometri ed è stata ubicata nei pressi di Ascoli Satriano sito a circa 24 km di distanza dal capoluogo.

Un altro violento sisma (diverse migliaia di vittime) si verificò nel 1627 con epicentro a circa 40 km a nord ovest di Foggia. In base ai dati attuali la faglia sismogenetica profonda può essere orientata circa sud ovest-nord est (movimento trascorrente destro) oppure nord ovest-sud est con movimento trascorrente sinistro.

Le faglie profonde non corrispondono a particolari evidenze morfologiche in superficie, come accade nell’Appennino, per cui il loro andamento non è agevolmente definibile. La faglia sismogenetica, comunque deve interessare in parte il sottosuolo della zona costiera adriatica dal momento che originò uno tsunami.
Cominciamo a classificare adeguatamente tutto il territorio italiano, in base alle attuali conoscenze scientifiche.

Almeno si eviterà che si realizzino nuovi manufatti non adeguati alla reale “potenza” dei sismi: questi ultimi non devono acquisire voti e preferenze, non accettano raccomandazioni, non fanno sconti!

E’ opportuno, anche, verificare da parte di chi ne ha la facoltà, perché sia stata adottata una classificazione sismica sottostimata laddove vi fossero evidenze paleosimologiche di eventi distruttivi!

Hanno responsabilità coloro che in vario modo hanno concorso a classificare il territorio in maniera palesemente non adeguata?

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