Il ministro li ha definiti “choosy”: ma i giovani non sono solo quelli che piazzano le tende di fronte al negozio di telefonia per l’iPhone. Che prospettive dà questo Paese?

i presunti giovani “choosy”

“Choosy” in italiano significa “schizzinoso”. “Giovani, non siate troppo choosy”. È con queste parole che il Ministro del Lavoro Elsa Fornero attira su di sè l’ennesima bufera mediatica e non solo. E come darle torto?

In Italia la crisi economica imperversa mandando in rovina migliaia di persone e di famiglie, il lavoro è poco e bisogna accontentarsi di quello che c’è. Noi giovani dovremmo smetterla di puntare in alto. Dovremmo smetterla di essere così choosy. Non siamo mica nel Paese dei Balocchi. Ti diplomi? Ti laurei? Prendi un master? Bene, ora accontentati di quello che trovi. Alla fine non è mica giusto avere dei sogni, dei desideri. Accetta e prendi tutto, poi si vedrà.

Magari, chissà, più in là potresti trovare qualcosa di meglio. Intanto però anestetizza tutte le tue ambizioni e non essere schizzinoso. In fondo, lo sappiamo tutti che in Italia, specialmente negli ultimi anni, le possibilità di affermarsi sono davvero scarse. Ma noi giovani abbiamo una peculiarità: quella di avere sempre un barlume di speranza, un sogno nel cassetto che vorremmo si avverasse. Costi quel che costi. Mi chiedo se sia poi così giusto che un Ministro parli così.

Noi, i giovani, il futuro di questo paese da rottamare (non per citare un famoso slogan che ultimamente va molto di moda) e da ricostruire partendo da quel poco di buono che rimane. E se quel buono fossimo proprio noi? Noi che andremmo spronati, incentivati, motivati. Noi che vorremmo non emigrare, perchè nonostante tutto vediamo qui il nostro futuro. Ed è giusto che l’umiltà stia sempre alla base di ogni cosa, che qualunque tipologia lavoro sia frutto di orgoglio per chi lo fa e motivo di rispetto per tutti gli altri. Ma credo che qui si stia sbagliando qualcosa.

In Italia esistono migliaia di giovani che per mantenersi gli studi o semplicemente per non gravare sulla situazione della propria famiglia, magari già abbastanza disastrata, si offrono per compiere i lavori più disparati. E, spesso, quelli più sottopagati.

Si va a lavorare 10 ore in un call center per uno stipendio ridotto all’osso. Si va a fare il cameriere, oppure la commessa. Si va anche a lavare le scale per 10 euro l’ora e si torna a casa la sera con il mal di schiena, ma con la magra consolazione di aver messo da parte qualcosina anche quel giorno. E la notte, stremati, ci si mette a dormire oppure a studiare per l’esame che è alle porte. Si risparmia su tante cose, magari si rinuncia ad un week-end fuori porta o a quelle scarpe che hai visto in vetrina e di cui ti sei follemente innamorata.

Ogni singolo euro vale oro e va gestito con immensa parsimonia. Perchè la vita costa cara, e se sei all’università sai che dovrai stringere la cinghia perchè la prossima rata sarà una stangata. La vita non è magnanima con tutti. C’è chi nasce con la camicia e chi nemmeno con le mutande. Ma spesso, proprio questi ultimi, dopo anni di grandi sacrifici e dolori, riescono ad indossare il vestito più bello. Non tutti sanno cosa vuol dire sudare, soffrire, credere di non farcela. Aver voglia di mollare, non credersi all’altezza. Essere nervosi e perennemente arrabbiati con il mondo. Ma alla fine continuare, imperterriti, nella prosecuzione dei propri obiettivi. E magari laurearsi, dopo mille tempeste, e sentirsi finalmente realizzati. Sentirsi orogliosi del proprio risultato. Sentirsi un po’ i padroni del mondo. E poi calarsi pian piano in quel mondo, il mondo del lavoro, che sembra non aver bisogno di te e della tua preparazione.

Ti senti spaesato, non sai cosa fare. Tu hai fatto tutto ciò che potevi e ora senti che il tuo destino non dipende più dalle tue scelte. Percepisci il tuo futuro come un burattino appeso a dei fili fragili, guidati da chi decide tutto.

Pensavi di esserti lasciato alle spalle tutte le sofferenze della vita e invece ti rendi conto che il peggio deve ancora arrivare. Non ti senti valorizzato. E la sensazione è quella di aver buttato tanto tempo e fatica per niente, ma in fondo sai che non è così. Perchè vuoi credere che prima o poi tutte le tue fatiche saranno ripagate a dovere. E nel frattempo non avrai alcuna vergogna nel riprendere la tua vita di sempre, che forse ti da poche gioie, ma ti aiuta ad andare avanti e a pensare che qualcosa possa cambiare.

Questa è una realtà che riguarda migliaia di ragazzi e ragazze, che prima di qualche giorno fa non sapevano nemmeno cosa significasse la parola “choosy'”. Ma Elsa, questo, lo sa? O forse pensa che i giovani di questo paese siano solo quelli che piazzano le tende di fronte ad un negozio di telefonia per l’ultimissimo modello di un cellulare? Già, non tutti sono choosy. Non tutti possono esserlo. Non tutti vogliono esserlo.

E noi giovani, vorremmo essere considerati come la colonna portante del futuro dell’Italia. E vorremmo che nessuno ci privi del motore che ci fa andare avanti: i nostri sogni.

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