Lo scorso 23 giugno Ravenna è diventata la ventinovesima città italiana ad avere uno sportello legale dell’associazione “Avvocato di strada,” di cui fanno parte, oltre settecentocinquanta avvocati volontari, che dal 2001 ad oggi hanno aperto più di seimila pratiche per tutte le persone senza fissa dimora. Il progetto “Avvocato di strada”, è stato pensato dall’avvocato Antonio Mumolo e realizzato per la prima volta nell’ambito dell’onlus bolognese “Amici di Piazza Grande,” con l’obiettivo fondamentale di tutelare i diritti delle persone senza dimora. Esperimento ben riuscito a giudicare dalla rapida espansione che ha avuto in tutto il nostro paese.

“Durante l’anno 2011, – afferma Antonio Mumolo – sono state aperte dai nostri avvocati volontari 2360 pratiche. Nei dodici mesi precedenti le pratiche erano state 2212: un incremento dovuto a fattori diversi, fra cui senza dubbio la crisi economica che ha indebolito ulteriormente categorie già fragili e ne ha create di nuove. Padri separati, imprenditori falliti, pensionati al minimo e persone che hanno perso il lavoro in età avanzata sono divenuti i nuovi poveri senza fissa dimora.

“Dai dati globali –prosegue Mumolo- emerge una prevalenza delle persone di origine extra-comunitaria (1392 pratiche, il 59% del totale), ma sono ancora in crescita gli italiani, che sono stati 732, pari al 31% del totale: erano stati 395 nel 2008. In crescita anche il numero delle pratiche che riguardano donne finite in strada e che sono state 779, pari al 33% del totale.”

L’Associazione ha come precipuo compito quello di tutelare gratuitamente coloro che vivono per strada e che, come tutti, hanno diritto ad una giustizia e, quindi, ad una tutela legale che avvocati volontari forniscono, a rotazione, agli sportelli preposti. ”Ogni sportello-precisa il presidente Mumolo- si radica all’interno di una associazione già esistente in quel territorio ed operante nei settori della solidarietà sociale: tutte le persone senza dimora che si presentano allo sportello ricevono assistenza giudiziale e stragiudiziale per tutte le loro problematiche legali.”

A Roma, “Avvocato di strada”è attivo dall’ottobre del 2008 in virtù della convenzione stipulata con l’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti e per il Contrasto delle Malattie della Povertà presso l’ospedale San Gallicano. “Non possedere una casa significa non avere una vita –prosegue Mumolo-perchè non avere una residenza significa non poter avere un lavoro, come se non si esistesse”.

In diversi Paesi, come l’Italia, la concessione della residenza è il presupposto indispensabile per aprire un contratto, per essere iscritti alle liste elettorali del Comune, per votare e avere un “peso politico”, per aprire una partita Iva e avviare una propria attività, per accedere all’assistenza sanitaria che è appunto riservata ai residenti del luogo (il medico di base gratuito), per presentare una domanda come nullatenente per l’accesso all’edilizia popolare, per iscrivere un figlio a scuola, ottenere prestazioni previdenziali e assistenziali spettanti dall’INPS (che non si possono richiedere se non si ha una residenza cui indirizzare le comunicazioni e un conto corrente per l’accredito). Non si esagera a dire che perdere la residenza è come perdere la vita o, comunque, vederla ridursi a quella di un fantasma. Sono, ancora, pochi i Comuni che programmano la concessione di un certo numero di residenze all’anno riservate a senzatetto ( via Modesta Valenti a Roma e Mariano Tuccella a Bologna, per citarne alcuni).

Insomma, se un senza tetto avesse la sventura di ammalarsi dovrebbe avere qualcosa di davvero grave ed urgente perchè può solo ricevere le cure del pronto soccorso di zona. Assistere alla compressione, se non allo sgretolamento, dell’inalienabile diritto alla salute scuote e non poco: sempre a giugno l’incontro tra il presidente Mumolo e il Ministro della Salute Balduzzi che si è svolto presso l’ospedale del San Gallicano e che, tra le altre cose, ha affrontato il tema del diritto alla salute per i non residenti.

E, ancora, di qualche mese fa l’invio di una proposta di legge, in tal senso, dello stesso Mumolo al senatore Ignazio Marino che ha assicurato il proprio sostegno. La proposta è semplice: la creazione di un fondo nazionale, alimentato dalle Regioni, per i senza fissa dimora, giustappunto quello che succede per gli stranieri temporaneamente residenti.

© Riproduzione Riservata

Commenti