La scossa di terremoto che ha terrorizzato la Calabria ed è stata avvertita sino alla Campania, riporta in primo piano la paura di un grande evento catastrofico

la Madonna della Lettera nello Stretto di Messina

Notte da incubo al Sud. In Calabria, sino addirittura alla Campania per l’esattezza, molte persone hanno vissuto l’incubo più terrificante all’1 di notte, quando una scossa di terremoto, magnitudo 5.2 ha scatenato un boato incredibile.

E’ bastato questo fenomeno per riportare subito d’attualità la grande paura di quella profezia maledetta e agghiacciante, secondo la quale il Meridione potrebbe essere investito entro i prossimi 24 mesi da “un terremoto senza precedenti”: una previsione che mette già i brividi solo a parlarne. Eppure ci sono studiosi che si dicono convinti che qualcosa di drammatico stia davvero per accadere.

Secondo alcuni studiosi il “Big One” minaccerebbe in particolare Calabria e Sicilia. A far paura è soprattutto l’amara consapevolezza che al momento i Governi, e le varie autorità preposte sul territorio, non hanno approntato alcuna misura preventiva mentre la cementificazione selvaggia e il dissesto idrogeologico sono ormai “padroni” del territorio.

Abbiamo avuto 400 anni di tempo per evitare la catastrofe ma non sono stati impiegati in alcun modo per realizzare infrastrutture a norma e aiutare la popolazione a difendersi da avvenimenti catastrofici.

Se le cose stanno come viene prospettato dal prof. Alessandro Martelli, direttore del Centro ricerche “Enea” di Bologna, ci resterebbero 24 mesi per salvare il salvabile: ma la stragrande maggioranza delle persone è senza un piano di emergenza e rischia di non avere scampo se mai davvero dovesse arriverare il “Big One”.

Gli studiosi ipotizzano, come detto, il “Big One”, il grande terremoto che devasterebbe il profondo Sud. Lo stesso terremoto che pone dei fortissimi dubbi sulla sicurezza della costruzione del ponte sullo stretto. Un terremoto “secolare” in quanto è atteso dal lontano 1693 che dovrebbe superare i 7.5 gradi della scala Richter.

Non solo Martelli, ma anche altri enti e recenti studi lanciano d’altronde segnali inquietanti alla comunità scientifica italiana: i tempi sarebbero maturi per un violento terremoto tra la Sicilia e la Calabria. Sono di questo avviso l’Università di Trieste, l’Accademia russa delle Scienze e l’International Centre for Theoretical Physics. L’evento sismico, che non vogliamo nemmeno immaginare e di cui mai vorremo parlarvi, potrebbe liberare molta più energia di quella prodotta dal terremoto del 2009 a L’Aquila.

Che l’Italia nella sua interezza sia un paese ad alto rischio sismico è un fatto ampiamente noto. Alcune ricerche, di cui anche una prodotta da Vladimir Kossobokov, dell’Accademia Russa delle Scienze, aprono addirittura nuovi scenari apocalittici. “Nel 2010 – ha spiegato lo scienziato – è stato individuato un periodo di maggiore probabilità, calcolato per terremoti di 7.5 Richter, in un ambito d’indagine che include la Sicilia e la Calabria, e queste informazioni sono state trasmesse ai nostri colleghi italiani”.

Secondo il prof. Franco Ortolani è Ordinario di Geologia, direttore del Dipartimento Scienza del Territorio presso l’Università Federico II di Napoli, invece, “non ci sono elementi per fare previsioni certe e che siano tali da far prennunciare fatti apocalittici. Se qualcuno ha delle prove, allora le tiri fuori”. “Basta con questa previsione del Big One – afferma Ortolani -. Se qualcuno ha degli elementi o riscontri fondati per poter dire una cosa del genere allora li mostri e confrontiamoci sull’argomento in un dibattito pubblico”.

Di certo c’è che la gente non è più tranquilla e si chiede cosa stia accadendo. L’incubo ha fatto suonare un campanello d’allarme, l’ennesimo. Ed è come se un “demone invisibile” si stia sadicamente divertendo a terrorizzare milioni di persone delle regioni meridionali d’Italia. La speranza è che siano davvero soltanto discorsi fondati sul nulla e senza alcun seguito, e che non accada mai niente di così tremendo. Non vogliamo nemmeno lontanamente immaginare il contrario.

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