La “vera” soluzione alla crisi economica potrebbe essere in una risorsa di cui l’Italia ha buone riserve

Mario Monti

Austerity, taglio della spesa e aumento dell’Iva: un inganno colossale made in Italy. La ricetta anticrisi per abbassare i costi dei titoli di Stato potrebbe essere un’altra: ovvero l’oro. La Banca d’Italia custodisce 100 miliardi di riserve auree che potrebbero garantire un’emissione obbligazionaria collateralizzata da 300 miliardi con rating elevato.

Pagare il debito con le tonnellate d’oro. Potrebbe suonare un pò anacronistico, ma l’ipotesi sicuramente innovativa circolava già dalla scorsa estate. Qualche giorno fa, l’ha ripresa anche il The Wall Street Journal che ha scritto come “l’idea non sarebbe quella di vendere l’oro ma di usarlo a garanzia del rimborso parziale delle obbligazioni per gli investitori in caso di default”.

In Italia le riserve coprirebbero il 24% del fabbisogno di prestiti stimato per i prossimi due anni e il 30% in Portogallo. La possibilità di ricorrere al metallo più prezioso potrebbe interessare anche le altre economie in difficoltà ma con sufficienti riserve d’oro, ossia Spagna, Portogallo e Irlanda.

E’ vero, non ci sono dei precedenti per l’utilizzo dell’oro come garanzia. Ansgar Belke, economista dell’Università di Duisburg-Essen, spiega al The Wall Street Journal come “nel 1970 l’Italia e il Portogallo avevano già pensato di sfruttare l’oro come garanzia per ottenere dei prestiti tra le Banche centrali”. In un documento commissionato dal World Gold Council – l’associazione industriale delle principali aziende minerarie aurifere – si calcola che le obbligazioni con l’oro come garanzia, potrebbero tagliare gli oneri finanziari del Portogallo dal 10 al 6% in cinque anni, se fosse garantito un terzo del valore nominale; al 5% se fosse garantita la metà.

Si tratterebbe di un debito di alta qualità. Proprio quello ricercato in questo momento di crisi dagli investitori. Alcune stime fatte dagli analisti finanziari, ipotizzano che con un’emissione obbligazionaria collateralizzata si pagherebbe uno spread medio di 125 punti base, che garantirebbe un differenziale positivo di almeno 250 punti base, con un gettito di 7,5 miliardi l’anno. Una montagna di soldi utili per sostenere l’economica, oppure da reinvestire in Btp decennali che, alla scadenza, porterebbero la garanzia del collaterale al 60%. E’ facile intuire che un intervento di questa portata avrebbe, finalmente, un impatto positivo su tutto il debito pubblico, riducendo in maniera considerevole il costo del denaro. Le banche, quindi, avrebbero meno ritrosia nell’erogare prestiti e la linea di credito alle aziende potrebbe riaprirsi gradualmente.

Si andrebbe incontro, però, a qualche problema formale. Le Banche centrali di Eurolandia sono le uniche in tutto il mondo ad aver accettato di limitare le proprie vendite di oro collettive a 400 tonnellate l’anno, almeno fino al 2014. Rimane, comunque, da capire se l’uso dell’oro come garanzia sarebbe considerato all’interno o fuori dal campo di quest’accordo. “L’uso dell’oro non sarebbe una risorsa inflazionistica, almeno non più di edifici storici, monumenti, isole, equipaggiamenti militari o altre forme di garanzia che sono state considerate da nazioni in difficoltà”, commenta Andrew Lilico, direttore di Europe Economics.

“Alcuni istituti di investimento potrebbero essere fortemente interessati per comprare obbligazioni garantite dall’oro perché investire oggi in base agli indici obbligazionari significa anche rischiare con il debito non garantito”, aggiunge Justin Knight, analista di Ubs. Ovviamente una manovra come questa attira delle antipatie. Bruxelles può non essere subito favorevole perché si andrebbe contro i Trattati, ma mettere in sicurezza il debito italiano, portoghese e perché no, magari anche Irlandese e Spagnolo, sarebbe una conquista non da poco per tutta l’Eurozona.

Se la Bce può intervenire sul mercato secondario dei titoli di Stato, risulta difficile capire perché non sia concesso ripiegare sulle riserve auree per risolvere la crisi. Aspettare che sia l’Europa a trovare delle soluzioni per rilanciare le economie delle singole nazioni, in nome dell’austerity e gravando sulle tasche dei cittadini, richiede troppo tempo. E tanti sacrifici. Che in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia la gente non vuole più fare.

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