La tregua non regge più, violenze nel paese, almeno 61 morti. Autobomba esplode a Damasco e uccide 5 persone

scontri e morti in Siria

Il cessate il fuoco di quattro giorni entrato in vigore stamattina in Siria con l’inizio della festività musulmana di Eid al-Adha è fallito nel giro di poche ore, quando un’autobomba è esplosa a Damasco uccidendo cinque persone e ferendone una trentina, tra cui alcuni bambini, secondo quanto ha riportato la tv di Stato siriana.

La tregua, proposta dall’inviato dell’Onu e della Lega araba Lakhdar Brahimi, era scattata alle 6 del mattino. Sia i ribelli sia l’esercito siriano si erano impegnati a rispettarla se anche l’altra parte lo avesse fatto. Ma nel corso della giornata ci sono state ripetute violazioni, tanto che l’esercito nel pomeriggio, in un comunicato letto alla tv, ha annunciato di aver risposto ad attacchi compiuti dagli insorti a Deir Ezzor, nell’est del paese, a Idlib (nord-est) e nella provincia di Damasco.

“Dei gruppi terroristi hanno attacco delle postazioni militari, violando lo stop delle operazioni militari sottoscritto dal comando dell’esercito. I nostri valorosi soldati stanno rispondendo a queste violazioni”, afferma il comunicato.

Secondo quando ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo, Ong con sede in Gran Bretagna, oggi sono morte nelle violenze almeno 61 persone (21 civili, 27 soldati e 13 ribelli).

Ma perchè la comunità internazionale non ferma questo massacro senza fine? Quali sono i veri interessi e le forze in gioco oggi nel mondo? Cosa si nasconde dietro la guerra civile che si sta consumando in Siria?

Una domanda irrisolta da quelle persone che dovrebbero dare una risposta e fare gli interessi della comunità internazionale. E siamo ben lontani dall’ottenere risposte e giustizia.

Eloquente e preoccupante appare la posizione degli Stati Uniti, sino ad oggi bloccati dalla contesa elettorale ma proiettati verso il foraggiamento “ombra” di un conflitto. Un attacco all’orizzonte, non contro la Siria o contro Assad ma semplicemente per la prosecuzione di un’operazione iniziata l’11 Settembre 2001.

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