“Siate ambiziosi, siate arrabiati”, dice la Fornero ai giovani: ma come si può sperare in un futuro migliore se il Governo taglia le ali al motore dell’economia?

il dramma dei giovani senza lavoro

“Stay choosy, stay angry” (siate ambiziosi, siate arrabbiati) riformulando il motto di Steve Jobs (“siate folli, siate affamati”) sembra essere questo il nuovo grido dei giovani per l’ennesima volta accusati da un ministro.

Prima etichettati dal ministro Padoa Schioppa come bamboccioni, poi da Michel  Martone  sfigati adesso è Elsa Fornero, ministro del lavoro, a prendere parola sul palco dell’Assolombarda e chiedere ai giovani di non essere choosy, dall’inglese ambiziosi o difficili nella scelta di un impiego.

Secondo il Rapporto Giovani 9000 tra i 18 e i 29 anni cercano in tutti i modi di darsi da fare, anche in settori non attinenti ai loro studi, infatti più del 45% dei giovani non è soddisfatto del proprio lavoro.

Innumerevoli sono gli annunci in cui laureati, dottorati e addirittura professionisti si propongono come tuttofare e cercano di inventarsi strategie per combattere la crisi. Altrettanto numerosi sono i giovani sfruttati da contratti stage, sottopagati o non pagati con modalità lavorative che prevedono doveri senza diritti: le ferie sono un miraggio, per non parlare di malattia e maternità.

I colloqui di lavoro sono ormai diventati grotteschi siparietti dai quali si esce con l’amaro in bocca e con la consapevolezza di essere “troppo qualificati”, con “poca esperienza” o, ironia del destino “troppo giovani” o “troppo vecchi”.

Quello che si dovrebbe spiegare alle istituzioni è come possono vivere questi giovani umiliati, costretti ad accontentarsi e racimolare l’essenziale senza un welfare state che li tuteli? Come si può sperare in uno sviluppo e in una crescita se si tagliano le ali al motore dell’economia: nuove menti costrette a fuggire all’estero per rivendicare i propri diritti senza essere vittime di clientelismi, nepotismo, ma solo in virtù della meritocrazia?

Finché l’Italia non uscirà dal circolo vizioso dello stage non retribuito, del lavoro nero e non entrerà in un sistema più giusto in cui i lavoratori siano tutelati , visti come una risorsa e non come un esubero da tagliare per pareggiare il bilancio, sarà difficile prospettare un futuro roseo.

Un ministro del lavoro non dovrebbe ulteriormente scoraggiare i cittadini e incentivarli ad andare via per poter trovare un lavoro in cui essere assunti senza essere “parenti, amici di …” ma impegnarsi affinché i giovani si ribellino ad un sistema in cui per andare avanti si deve ogni giorno abbassare la testa, in cui si dev’essere asserviti e che rischia di uccidere la voglia di fare e di imparare.

I giovani, dunque, non sono schizzinosi, né bamboccioni, né sfigati, ma sono arrabbiati perché vorrebbero autodeterminarsi e avere un lavoro vero che gratifichi i loro sacrifici e riconosca i loro meriti, ma gli viene negato.

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