Il Cavaliere annuncia le primarie Pdl e il suo addio. E’ ufficiale il passo indietro: “cosciente dei miei limiti”

Silvio Berlusconi

«Con elezioni primarie aperte nel Pdl, sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni».

Con queste parole, inserite in un lungo comunicato che è come un bilancio del suo ventennio al potere, il leader del Pdl, Silvio Berlusconi rinuncia ufficialmente a ricandidarsi a premier. I

l voto per scegliere il suo successore sarà fissato «a breve», il 16 dicembre, suggerisce l’ex presidente del Consiglio che sottolinea: «Faccio un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi fecero scendere in campo nel ’94».

«Monti ha fatto molto». Ma nel futuro c’è anche altro – scrive Berlusconi – Mario Monti, definito da Berlusconi «espressione di un Paese che non ha mai voluto partecipare alla caccia alle streghe» è un presidente del Consiglio che, coi suoi collaboratori ha fatto quel che ha potuto, «cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito. Sono stati commessi errori, alcuni riparabili a partire dalle correzioni alla legge di stabilità e ad alcune misure fiscali sbagliate, ma la direzione riformatrice e liberale è stata sostanzialmente chiara. E con il procedere dei fatti l’Italia si è messa all’opera per arginare con senso di responsabilità e coraggio le velleità neocoloniali che alcuni circoli europei coltivano a proposito di una ristrutturazione dei poteri nazionali nell’Unione Europea».

«Il Pdl e Alfano fermino la deriva della sinistra». Per il Cavaliere «tutto questo non può essere disperso». Ora «sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare» la «deriva» rappresentata dal «pericolo serio» della sinistra.

«Fiero e cosciente dei limiti di quanto ho fatto». «Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini. Questo non poteva che avere un prezzo, la deriva verso ideologismi e sentimenti di avversione personale, verso denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell’Italia».

Riforma “populista”. L’ex premier osserva ancora: «Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora. Siamo stati in effetti sostenitori di un’idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso. Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma “populista” è la più importante nella storia dei centocinquant’anni dell’unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica».

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