Per il sindaco di Firenze l’elenco votanti potrebbe violare norme sulla privacy. E propone: “destinare il ricavato dalla lotta all’evasione all’abbassamento della pressione fiscale insostenibile adesso a carico di tutti i cittadini”

Matteo Renzi

Matteo Renzi tenta le vie legali contro le regole delle primarie del Pd. Il sindaco di Firenze, primo competitor del segretario Bersani, ha depositato oggi il ricorso al Garante della privacy in merito all’albo degli elettori del centrosinistra.

Albo e privacy. A confermarlo è il presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali Antonello Soro.

«Il ricorso è di oggi, vediamo di decidere in tempi brevi», spiega Soro. Matteo Renzi, in sostanza, chiede al Garante di valutare se la pubblicità degli iscritti all’albo del centrosinistra violi o meno le norme sulla riservatezza dei dati personali. Il punto contestato dal comitato del rottamatore è la norma secondo la quale possono essere resi pubblici i nomi degli elettori delle primarie del prossimo 25 novembre, in quanto sottoscrittori dell’appello per il centrosinistra.

L’esposto. Nell’esposto si sottolinea, tra l’altro, che il regolamento adottato il 19 ottobre scorso «rischia di determinare alcune violazioni» alla legge sulla privacy «in relazione alle quali si chiede l’intervento» dell’Autorità. L’obiettivo, si aggiunge, «è che anche nell’interesse stesso dei partiti» che fanno parte della coalizione di centrosinistra «le primarie si svolgano nel pieno rispetto della legge».

In particolare, nell’esposto si pone l’accento sul fatto che il regolamento «si presta ad essere interpretato ed applicato» nel senso di «imporre a chi desidera partecipare alle primarie il rilascio di un consenso alla diffusione o pubblicazione dei nomi dei sottoscrittori del pubblico appello e degli iscritti nell’albo degli elettori». Questo, si sottolinea ancora, significherebbe «chiedere come condizione vincolante per la partecipazione il consenso alla diffusione o pubblicazione di un dato personale certamente sensibile, perché legato alla messa in atto di comportamenti che implicano la manifestazione di opinioni politiche o consistono essi stessi in manifestazione di opinioni politiche».

La replica del Pd. Sarà pubblico l’appello di sostegno al centrosinistra, che dovrà essere sottoscritto per iscriversi al voto, e non l’albo degli elettori, che sarà composto da chi ha effettivamente esercitato il diritto al voto ed è sottoposto alle norme sulla privacy. Così fonti del Pd contestano il ricorso al Garante della Privacy presentato dal comitato di Matteo Renzi. Come scritto nel regolamento approvato dai garanti delle primarie, la partecipazione alle primarie «è aperta a tutte le elettrici e gli elettori, in possesso dei requisiti previsti dalla legge, che sottoscrivono il pubblico Appello di sostegno della Coalizione di centro sinistra ‘Italia Bene Comune’ e dichiarano di riconoscersi nella sua Carta d’intenti».

«Albo tutelato». Sarà invece tutelato dalle norme sulla privacy, spiegano fonti Pd, l’albo degli elettori che sarà ricavato dopo le operazioni di voto visto che non è automatico che chi sottoscrive l’appello pubblico e ha diritto di voto poi effettivamente lo eserciti. Distinzione tra appello pubblico e albo su cui però il comitato Renzi vuole vederci chiaro: «È un ricorso a tutela di tutti, ora ci aspettiamo un intervento celere del Garante».

E in serata, dalla Fiera di Cagliari per il suo tour elettorale di due giorni in Sardegna, Renzi torna a parlare di pressione fiscale.«Tutto ciò che si ricava dalla lotta all’evasione bisogna metterlo nell’abbassamento della pressione fiscale». Secondo il sindaco di Firenze, «in Italia manca un vero sistema fiscale che incroci le banche dati del sistema pubblico perchè solo così si sa tutto di tutti. Dobbiamo arrivare ad un sistema per il quale lo Stato invia a casa del cittadino la dichiarazione di redditi precompilata e il cittadino la controlla e la firma prima di rispedirla indietro – ha ipotizzato Renzi – Se le cose sono più semplici la partita è più facile». Mostrando un’infografica, Renzi ha poi ribadito che in Italia il potere d’acquisto dei cittadini è crollato: «16 milioni di italiani che guadagnano meno di 1500 euro al mese, mentre la spesa pubblica intermedia è calata solo del 10% pari a 215 miliardi».

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