Pdl giù al 17%, Pd al 28%, Grillo al 18%: impazzano numeri e previsioni ma il dato attendibile lo darà l’imminente esito delle elezioni regionali in Sicilia

Beppe Grillo

L’appuntamento ha già una data cerchiata in rosso sul calendario: lunedì 29 ottobre arriverà il primo sondaggio vero, forse parziale ma di certo attendibile: il risultato delle elezioni regionali in Sicilia.

Anche se riguarda solo un pezzo d’Italia e di elettorato- come evidenzia “Blitz Quotidiano” in un articolo sulla situazione convulsa del momento -, sarà un dato di riferimento mentre gli altri che ogni giorno corrono invece sono veri solo a metà, il che è come dire purtroppo che sono mezzi falsi.

Prendiamo l’ultimo della ditta Mentana/La7, sondaggio serio e credibile. Dice: Pdl al 17%, Pd al 28% e Grillo al 18%. Poi sempre Mentana ogni volta avverte: “il più grosso partito è…”. Ma nessuno davvero sente e guarda all’avvertimento. Tra coloro che oggi si asterrebbero, non vorrebbero votare per nessuno, voterebbero scheda bianca oppure proprio non sanno per chi votare sempre si arriva più o meno al 50% del totale. Eccolo l’avvertimento.

Che scivola via come lamina sulla neve, nessuno gli attribuisce “attrito”. Eppure quel dato, quel 50% a oggi di elettorato che non dice o non sa per chi voterà, significa che il 18% di Grillo è in realtà il 9% di tutti gli elettori, e così il 28% di Bersani è il 14%, il 17% di Berlusconi o chi per lui è l’8,5%. E allora? E allora non sta scritto da nessuna parte che quando un po’ o tanti di quel 50% decideranno alla fine di votare finiranno per distribuirsi secondo le percentuali degli attuali sondaggi.

Perché quel 50 per cento è fatto di ogni ceto e opinione ed età ma la sua “fetta” più consistente è oggi composta di ex elettori del centro destra. Lo dimostra un “flusso” indiscutibile: le opzioni di voto verso 5Stelle crescono man mano che calano quelle verso il Pdl e, in contemporanea, la lista Grillo cresce man mano che erode un po’ dell’astensione sognata o programmata.

In più la geografia elettorale che emerge dai sondaggi è ben strana: la destra italiana non farebbe un elettore su quattro, la stessa destra che quattro anni fa faceva un elettore su due. Poiché non sono evaporati né si sono convertiti ad altro schieramento, questa massa è in attesa, di cosa non sa ma è in attesa. Con la destra a fatica al 25%, Lega e Storace compresi, l’alleanza Bersani/Vendola non faticherebbe a vincere forte di circa un 35% anche senza Di Pietro e Casini. Ma davvero l’elettorato di destra rinuncerà in massa a votare o non troverà chi votare?

Può darsi, può darsi che resti confusi e disperso tra una ipotesi alla Santanché di un partito anti Europa e anti euro, un po’ alla Marie Le Pen francese, e un partito moderato sì ma in cui sono fioriti troppi Fiorito. Può darsi ma non è detto: lo smontaggio del “montismo” è ormai avviato, la sinistra ha dato il via libera, la destra potrebbe trovare qui la sua tapa in discesa e ritrovare il suo elettorato.

E potrebbe anche accadere che il “montismo” decida di non farsi smontare e si coaguli in liste e proposta elettorale, la cosa potrebbe interessare una robusta anche se minoritaria frazione di quel 50% che non sa o non vuole. Insomma sotto il sondaggio elettore ci cova, come mai accaduto in Italia.

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