Silvio Berlusconi rimpiange Forza Italia e chiede al segretario di “mettere in un angolo le vecchie facce”

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano

«Ho letto che non mi vuoi più bene e che non sei più un delfino ma uno squalo». Per gettare acqua sul fuoco dello scontro interno al Pdl, Silvio Berlusconi chiama al telefono Angelino Alfano davanti a Paolo Romani, Maria Stella Gelmini, Mario Mantovani e Luigi Casero.

I big del Pdl lombardo erano ieri mattina ad Arcore per discutere del futuro della regione e dei destini dell’attuale governatore Formigoni che non fa più mistero della sua voglia di intraprendere una carriera da parlamentare dopo le legislature al Pirellone.

Malgrado i proclamati passi indietro, la riunione di ieri mattina dimostra ancora una volta come il Cavaliere sia «ampiamente sulla palla», come conferma uno dei partecipanti al summit, e che continua a seguire direttamente i dossier più caldi. I toni scherzosi e affettuosi della telefonata con il segretario del Pdl non sono però bastati ancora convincere il Cavaliere di un suo passaggio in Sicilia a sostegno del candidato del Pdl Nello Musumeci. Anche se il risultato nell’isola è importante per tutto il partito, Berlusconi sembra non aver voglia di fare comizi contro l’altro sfidante già suo ministro, ex Pdl ed ex Publitalia, Gianfranco Miccichè.

Il continuo esercizio di equilibrismo del Cavaliere tra la voglia di far cambiare tutto e la difficoltà a disfarsi di un Pdl che non riconosce più come suo, ieri mattina si è arricchito del rimpianto dell’ex premier per «la mia Forza Italia». Un rammarico che al telefono con Alfano si è tradotto nella richiesta fatta da Berlusconi al «delfino» di «cambiare tutto nel partito» mettendo in un angolo non solo le vecchie facce dai tg e dai talkshow, ma anche da possibili voglie di ricandidature.

Alfano ha promesso a Berlusconi di voler avviare subito il rinnovamento interno e che non si limiterà all’innesto di nuove facce solo per nascondere le vecchie. Il passaggio, facile da annunciare, è molto difficile da realizzare visto che a parte la disponibilità di Bondi e Cicchitto a fare un passo indietro non ricandidandosi, nessuno dei plurionorevoli del Pdl sembra intenzionato a gesti di generosità. Resta il fatto che la promessa fatta da Alfano, ha il sapore di una sfida sulla quale l’ex premier misurerà la possibilità di recuperare il Pdl ad un ruolo centrale nella costruzione di un nuovo centrodestra (che non potrà comunque fare a meno della Lega) o se invece andare diritto realizzando una nuova lista che magari si alleerà con il Pdl.

Altro punto sul quale Berlusconi aspetta Alfano è il rapporto con l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Ieri mattina ad Arcore il Cavaliere non ha fatto mistero della sua voglia di recupero dei centristi, mentre ha bollato come «velleitarie» le iniziative di Todi2.

La volontà del Cavaliere di tener stretta l’alleanza con la Lega, anche a costo di dover cedere a Bobo Maroni la candidatura per il Pirellone, ha segnato anche ieri la distanza con il Pdl di Alfano che proprio dalla rottura con il Carroccio immagina di poter recuperare un’intesa con i centristi e avviare la rifondazione del Pdl. A dispetto delle pressioni, Berlusconi non sembra però avere fretta e continua a muoversi assecondando sia coloro che attaccano ad alzo zero il Pdl, come la Santanchè, sia coloro che ad Arcore si lamentano dei toni delle «amazzoni», della linea del giornale di famiglia e difendono la rottamazione del Pdl. «L’unica cosa che interessa ora a Berlusconi – sostiene uno dei partecipanti al summit di ieri – è uscire pulito dal processo Ruby, poi cambierà tutto».

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