A sfidare il presidente americano non c’è solo Mitt Romney, ma anche avversari assai poco conosciuti

Barack Obama

Li chiamano in questi casi “outsider senza speranza”. Quanti sono i candidati alle elezioni americane? Il 99% di voi dirà due: Barack Obama, presidente uscente, e Mitt Romney, candidato dei repubblicani. E l’1% di voi indovinerebbe. Già, perché a correre per un posto nella Stanza Ovale ci sono anche altri candidati. Che però non trovano spazio nei media. Certo, perché sono degli outsider con nessuna speranza di vittoria, ma anche perché il sistema li censura.

Verdi di rabbia. Jill Stein non la vedete in tv a dibattere contro Obama e Romney, così come non vedrete Cheri Honkala scontrarsi con Joe Biden e Ryan Paul. Eppure la prima è candidata alla presidenza e la seconda è la sua vice. Il partito? Quello dei Verdi. Poi c’è anche Gary Johnson, ex governatore del New Mexico e candidato dei Libertarian. Anche per lui visibilità zero e l’obbligo di girare tutti gli Stati Uniti a perorare la propria causa nelle piazze delle città. Non hanno chance, eppure non hanno spazio in tv. Il motivo? I soldi.

La dura legge del marketing. Nella politica vale la stessa regola che vale nella vita, nello sport, nella tv. Se hai audience, se sei famoso, se hai visibilità hai un prezzo, se no, no. Un atleta riceve ricche sponsorizzazioni non solo perché vince, ma anche perché è un personaggio famoso e visibile. Uno show televisivo vive se fa audience e vende i suoi spazi pubblicitari a caro prezzo. E, così, un politico riceve finanziamenti se ha chance di vittoria e se è conosciuto, visibile, se può portare il suo programma elettorale in prima serata sulle tv nazionali più famose.

Ed ecco che, nel 1987, i Democratici e i Repubblicani – uniti e compatti come i nostri politici quando c’è da alzarsi la paghetta mensile – hanno istituito la Commission on Presidential Debates. Un’organizzazione no profit che dovrebbe, in teoria, organizzare e gestire i dibattiti tra i candidati alle Presidenziali. Insomma, quello che è avvenuto l’altra notte l’ha creato la CPD. Che, però, fin dalla sua istituzione ha censurato ogni candidato alternativo ai due grandi partiti, non invitandolo ai dibattiti e vietandone la partecipazione. Insomma, i volti delle elezioni devono essere quelli di Barack Obama e Mitt Romney. Nella foto non c’è spazio per altri.

In tv no, in galera sì. E chi si oppone alla censura RepDem finisce in galera. Come è accaduto l’altro giorno alle due candidate verdi. Jill Stein e Cheri Honkala, infatti, hanno organizzato un sit-in davanti all’università di Hofstra, dove si sarebbe tenuto il dibattito tra Obama e Romney, pretendendo di potervi partecipare. Sit-in pacifico, sul marciapiede. Ma non autorizzato e sono scattate le manette. Le due donne sono state portate via dalla polizia e, ovviamente, il dibattito l’hanno potuto seguire solo in tv. Ma il prossimo 6 novembre, sulla scheda elettorale, ci sarà anche il loro nome. Ma nessuno saprà chi sono. Perché in America i candidati alle presidenziali vengono anche censurati.

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