Ex capitano della Costa Concordia: “mettendo in acqua lance di dritta sarebbe andata diversamente”. Relazione della Capitaneria: “lui mentiva e Ferrarini lo sapeva”

Francesco Schettino

Schettino pensava che calando le scialuppe sul lato di destra, la Costa Concordia si sarebbe “raddrizzata un pochettino”: così, l’ex comandante Francesco Schettino, spiegava al Comando delle Capitanerie di Porto, al telefono, una decisione in realtà dettata solo dall’inclinazione della nave.

Alle 1.11 il Comando contatta Schettino: “ho messo le lance in acqua quelle di dritta -riporta la relazione della Capitaneria di Porto di Livorno- le ho messe per prime in modo che togliendo peso da dritta pensavo che la nave si raddrizzasse un pochettino”.

Ventidue minuti dopo l’urto con gli scogli del Giglio, Roberto Ferrarini, per Costa Crociere, era “a conoscenza che l’Autorità Marittima” non aveva ricevuto dal comandante della Concordia Francesco Schettino “le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave”. Lo puntualizza la relazione della Capitaneria di Porto di Livorno, che riporta come il capo dell’Unità di Crisi di Costa non fece niente per avvertire le Autorità su cosa stava realmente accadendo.

Alle 22.07 Schettino spiega a Ferrarini di aver detto alla Capitaneria di Civitavecchia “che abbiamo fatto black out”. Quindi, si legge nella relazione, “la Compagnia è a conoscenza che l’Autorità Marittima non ha ricevuto le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave, non essendo stato riferito della falla, ma non si mette in contatto con l’organizzazione SAR nazionale per comunicare la situazione a sua conoscenza”.

Una manovra approssimata quella programmata da Schettino per fare il famoso inchino con la Costa Concordia al Giglio. “Allora ok vedi un attimo che velocità dobbiamo fare per uscire di qua e andiamo sotto il Giglio…’am a fa n’inchino al Giglio”: questa l’esclamazione dell’ex capitano Schettino all’ufficiale addetto alla cartografia, Simone Canessa, al quale aveva già detto “Va bè, tracciamoci la rotta, va” alle 18.27.44, orario in cui la nave è salpata dal porto di Civitavecchia. Per gli inquirenti è un’ulteriore dimostrazione dell’approssimazione con cui fu programmata la manovra del cosiddetto ‘inchino’ all’isola del Giglio.

Dalla relazione commissionata dalla procura di Grosseto alla Capitaneria di Porto di Livorno emerge inoltre che i sistemi elettronici che avrebbero dato l’allarme per la fuoriuscita della Costa Concordia dal “limite di rotta” o dal “limite di profondità superato” erano stati disattivati alla partenza da Civitavecchia, la sera del naufragio, avvenuto due ore dopo.

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