La Cassazione: manager ha sviluppato un tumore per l’uso del telefonino ed il cordless che Marcolini teneva all’orecchio, per lavoro, dai 5 ai 6 giorni a settimana

il telefonino fa male alla salute

“Il cellulare fa venire il tumore al cervello“. Non una verità scientifica, almeno per ora, ma una verità giudiziaria, ovvero una sentenza della Corte di Cassazione.

Mentre la ricerca scientifica dibatte ancora sul nesso tra uso prolungato del telefonino e tumori cerebrali, i giudici non sembrano avere dubbi.

Il caso arrivato nell’aula della Corte di Cassazione – come riporta un articolo pubblicato da Blitz Quotidiano – è quello di Innocente Marcolini, ex manager di Brescia, che secondo i giudici si è ammalato di tumore al nervo cranico “per l’uso prolungato del telefonino”.

Una sentenza (clicca e leggi il provvedimento) storica che definisce il tumore dell’ex manager una malattia professionale.

La Cassazione conferma così la sentenza della Corte d’Appello di Brescia, che ha obbligato l’Inail nel 2009 a risarcire il manager.

Marcolini, ex manager di 60 anni e originario di Brescia, ha sviluppato un neurinoma del ganglio di Gasser, un tumore benigno al nervo trigemino. Il Corriere della Sera spiega che la colpa è stata, secondo la sentenza, di telefonino e cordless che Marcolini teneva all’orecchio, per motivi di lavoro, dai 5 ai 6 giorni a settimana.

Quella della Cassazione rappresenta una sentenza storica: per la prima volta un Tribunale riconosce la validità delle ricerche scientifiche che affermano ci sia un nesso tra utilizzo del cellulare e tumori dei nervi cranici. Ma soprattutto il tumore di Marcolini è stato riconosciuto come malattia professionale.

Il Corriere della Sera scrive: “I giudici della Corte di Cassazione hanno ribadito la validità dei riferimenti scientifici portati in aula dal perito dei giudici e dai consulenti di Marcolini, Giuseppe Grasso, neurochirurgo di Brescia, e il professor Angelo Gino Levis, oncologo e ordinario di Mutagenesi ambientale all’Università di Padova, che evidenziavano l’aumento del rischio di tumori ai nervi cranici, soprattutto il nervo acustico e il trigemino, per chi usa molto il telefono cellulare. Una sentenza storica che Marcolini vive come una vittoria da condividere con tutti «perché sono finalmente stati scritti nero su bianco i rischi che si corrono usando in modo non corretto il cellulare». Da condividere anche con un collega, Francesco Morelli, stesso lavoro, stessa azienda, stesso uso del telefono, colpito dallo stesso tipo di tumore”.

La vicenda di Marcolini inizia nel 2002, quando dopo una semiparesi facciale ed una risonanza magnetica scopre il neurinoma al trigemino sinistro, proprio l’orecchio a cui l’ex manager aveva tenuto il telefono per oltre 10 anni e per almeno 6 ore al giorno. Al Corriere Marcolini spiega:

“All’orecchio sinistro avevo sempre appoggiato il telefono cellulare — ricostruisce Marcolini—perché la mano destra mi serviva libera per prendere appunti. Sono stato operato in Svizzera, il tumore era vicino alla carotide ed era necessario intervenire in fretta”.

Poi l’ex manager inizia la sua battaglia legale, vinta con la sentenza della Corte d’Appello di Brescia del 22 dicembre 2009, che riconosce il tumore come malattia professionale e stabilisce che l‘Inail paghi a Marcolini una rendita:

“Non ho lottato per ottenere un risarcimento— spiega Marcolini— ma perché volevo che fosse fatta chiarezza, perché se ci sono dei rischi nell’uso dei telefoni senza fili la gente lo deve sapere. I genitori devono sapere che i loro figli rischiano di ammalarsi. E non è un caso — precisa — che di recente nelle istruzioni dei cellulari si raccomandi l’uso a due centimetri di distanza dal viso, perché le radiazioni hanno questo raggio di propagazione». Marcolini, che ha provato sulla propria pelle le conseguenze di un uso smodato del cellulare, non rinuncia alle telefonate senza fili. Ma ha cambiato approccio: «Mai senza auricolare o viva voce, il cellulare non l’ho più appoggiato all’orecchio. Dovrebbero fare tutti così. I rischi sono troppo alti. Io ne so qualcosa»”.

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