Il bomber ivoriano ha incaricato un consulente di mercato per trattare il possibile ritorno in Europa: la Cina è un’esperienza ormai ai titoli di coda. La Juve non è però disposta a pagare 10 milioni di ingaggio  

Didier Drogba

Didier Drogba e la Juve: una storia che ritorna, un tormentone che si riaccende e stavolta qualcosa si muove sul serio.

L’ivoriano ha dato l’assenso a un mediatore di sondare la pista bianconera, ma non farà sconti: il bomber pretende che gli venga riconosciuto l’ingaggio di 10 milioni netti pattuito con i cinesi.

Per l’Istituto Internazionale di storia e statistica del calcio Drogba è addirittura il miglior bomber del ventunesimo secolo. Questione di punti di vista, ma quello appena riportato ha il conforto dei numeri. Il dibattito è aperto, come lo sarà tra breve il mercato e anche in quest’ultimo caso il nome dell’ivoriano compare con frequenza.

Su un possibile interessamento della Juve si è scritto molto e non per caso, dal momento che l’estate scorsa in corso Galileo Ferraris hanno realmente verificato se ci fosse la possibilità di arrivare all’ex bomber del Chelsea. Un tentativo convinto, ma tardivo. Lo Shangai Shenhau si era mosso in netto anticipo e con argomenti troppo solidi per essere smontati con una telefonata.

L’ingaggio pattuito con Zhu Jun , ricchissimo imprenditore cinese che detiene il 75% delle quote azionarie del club, supera infatti i 10 milioni di euro a stagione. Moltiplicati per due anni e mezzo fanno 25 milioni, parte dei quali bonificati all’ivoriano all’atto della firma.

A prima vista, dunque, il corteggiamento nei confronti di Drogba è di quelli duri a concretizzarsi. In realtà la situazione pare prestarsi, se è vero che oltre alla Juve anche il Guangzhou di Marcello Lippi sta seguendo con attenzione l’evolversi della vicenda. Alla base di tutto ci sono i dissidi all’interno della dirigenza dello Shangai Shenhau che hanno comportato un ritardo dei pagamenti degli stipendi negli ultimi mesi. Stando ad alcune fonti il problema è superato, per altre no. D’altronde la Cina è lontana e per certi versi resta un Paese di difficile accesso.

Fatto sta che per andare al cuore della questione la settimana scorsa un noto mediatore italiano che può esibire notevoli entrature nel calcio cinese e non solo, ha bussato alla porta di Drogba chiedendogli se fosse disponibile a trasferirsi alla Juve. La risposta è stata positiva, a dimostrazione che qualche crepa nel rapporto con i cinesi effettivamente c’è, ma è corretto aggiungere che Drogba ha aggiunto di non volerci rimettere nemmeno un euro. Una posizione immediatamente riportata alla Juve e che ha generato un’ulteriore risposta: «A quelle cifre non interessa». Capitolo chiuso? Non è detto, anche se i margini di trattativa sono esigui e determinati dagli accadimenti cinesi su cui Marotta , Paratici & c. non hanno alcun controllo.

Il punto è che anche Drogba sa bene che certe cifre gli possono essere riconosciute soltanto in contesti molto particolari, come è appunto quello cinese. A Shangai (come a Pechino, ecc.) vogliono guadagnare posizioni nel calcio mondiale e sanno che per diventare appetibili devono investire inizialmente sui grandi nomi, capaci di generare un effetto emulazione in tanti colleghi. Così propongono ingaggi choc a chi ormai antepone la questione economica a quella sportiva, essendo sul fine della carriera.

Ma anche i grandi nomi in questione sanno che certi cachet possono ottenerli solo in funzione della scarsa attrattiva del club e del campionato in questione. Questo vale per Del Piero in Australia, come per Drogba in Cina, anche se poi il tutto viene condito come scelta di vita.

Per cui se Drogba fosse davvero stanco della Cina dopo appena cinque mesi di vita a Shangai (cosa che il movimento attorno al suo nome suggerisce) il canale aperto con la Juve potrebbe effettivamente portare a scenari imprevedibili. Ma questo avverrà soltanto qualora il bomber ivoriano accetti di ridiscutere nettamente al ribasso i suoi emolumenti o se uno sponsor (eventualità che in corso Galileo Ferraris potrebbero valutare) intervenga a supporto dell’operazione. Perché Marotta dieci milioni o giù di lì a Drogba in condizioni normali non può concederli.

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