Terza Repubblica: un’altra araba fenice?

Ogni “giro di tango” di Berlusconi è un colpo di spugna alle speranze di recuperare la leadership. Dalle ceneri del dopo Tangentopoli la classe politica italiana è rinata assai più infida di prima: e la prossima sarà la stessa?

Una ne pensa e cento ne fa. Diavolo di un Cavaliere… È di queste ultime ore la notizia di un passo indietro dell’ex premier alla propria candidatura, un’idea che segue la traiettoria di un piano strategico ben congegnato e non certo di nuova (e buona) fattura.

Quel “delinquente politico” (così Berlusconi ha definito non molto tempo fa il leader dell’Udc, n.d.r.) di Casini ha, a ragione, storto il naso di fronte alla “spassosa” proposta di reunion con il Pdl, proposta tardiva, retriva, ma decisamente improcrastinabile, dettata dalla minaccia di quella sinistra che tanto inquieta Silvio.

La sortita, infatti, è di quelle che hanno il sapore dell’ultima ancora di salvezza, chiaramente, prima che l’antagonista, qualunque esso sia, Renzi, Bersani o Vendola, raccolga le forze residue ma mai assopite di una sinistra a lungo antitetica nelle stesse fila.

D’altra parte, non si può certo dire che alle prossime primarie ci sia l’imbarazzo della scelta tra un Bersani rappresentante dell’inanis, ovvero il nulla, incolore e immobile com’è, un Vendola fautore dell’ars oratoria dell’inconcludenza e un Renzi, dal contrassegno gigliato e l’imprinting socialdemocratico, riformista (?) poco chiaro.

Il problema comunque si presenta da sé: al di qua dello spartiacque tra destra e sinistra, nell’area del Pdl per intenderci, ogni giro di tango del Cavaliere è un colpo di spugna sulla speranza di recuperare il partito e, nel contempo, di fornire un’adeguata risposta (se non l’unica) alla concorrenza, tutt’altro che spietata, per lo scranno di Palazzo Chigi.

In questo penoso stato in cui versa la nostra ex, attuale e futura rappresentanza politica si fanno spazio tra i titoli dei giornali le vicende legate al Lazio-gate, pericolosamente aggravate dai vari procedimenti giudiziari, indagini e arresti che hanno visto un’altra regione, la Lombardia, coinvolta in uno scandalo senza fine dall’inizio della legislatura al Pirellone nel 2010.

E’ chiaro che qualcosa non va. Il meccanismo della Seconda Repubblica si è irrimediabilmente inceppato laddove non esiste più la corrispondenza tra fiducia e trasparenza, laddove l’opinione pubblica ha già condannato la classe politica oltremodo corrotta. Forse, in realtà, non è mai stata “Seconda”. Dalle ceneri del dopo Tangentopoli la classe politica è rinata più infida di prima: il sistema spregiudicato del ricatto alle compagini aziendali ha ceduto il posto all’accaparramento diretto dei soldi dai contribuenti per mezzo dei noti “rimborsi”.Vita natural durante e post mortem del partito.

Atti proditori a danno degli italiani. Lo scollamento tra politico e cittadino è insanabile.

Al punto che gli assetti stanno cambiando favorendo gli outsider, i cosiddetti “nuovi” coloro che non hanno mai vestito i panni (sporchi) della nostra classe dirigente.

Le prossime elezioni 2013 stanno generando un rimescolamento delle carte, affiancato da tentativi di ripristinare la verginità dei partiti. Ma ormai è troppo tardi. Questa Seconda Repubblica è al termine…com’è che si dice? Non c’è due senza tre. Stavolta però speriamo che non sia la solita araba fenice.

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