Il ministro Fornero duramente contestata a Torino durante un convegno contro la violenza sulle donne. La “maestrina” cerca un improbabile dialogo e invita le contestatrici sul palco, ma i toni rimangono aspri

Elsa Fornero

Dura contestazione per il ministro del Lavoro Elsa Fornero a Torino, all’interno del convegno organizzato alle Officine Grandi Riparazioni (OGR), “Mai più complici”, organizzato dall’associazione “Se non ora quando?”.

Quando il ministro è salito sul palco, dopo i saluti del sindaco Piero Fassino, un gruppo di donne del collettivo AlterEva e della Rete Donne Fiom di Torino ha cominciato a inveire e ad urlare. “Essere donne non basta – ha detto una sindacalista, alzando insieme alle compagne cartelli con scritte sul lavoro come “una donna senza lavoro è una donna senza libertà – le donne sono oggi molto deboli, il welfare non può essere legato alle nonne”. Il ministro ha subito invitato il gruppo a salire sul palco ma, in realtà, è nata una bagarre, le voci si sono alzate una sull’altra, mentre la platea, alcune centinaia di persone, manifestava forte fastidio.

Il ministro è stato, tra l’altro, accusato, di non aver fatto abbastanza sul problema delle dimissioni in bianco. “Lei non vuole capire, non vuole partecipare ad un dibattito democratico, lei cerca solo la platea”, ha detto pacatamente il ministro Fornero cercando con i manifestanti un dialogo costruttivo. Dopo i momenti di tensione, il ministro ha tenuto il suo intervento, dopo di che, accompagnato dalla scorta, ha voluto incontrare il gruppo di donne che protestavano, prima di lasciare le OGR. “Dite che non voglio ascoltare – ha detto il ministro invitandole a sedersi intorno ad un tavolo, senza i giornalisti come è stato da loro richiesto – invece è esattamente quello che intendo fare come ministro di questo paese”.

L’incontro è durato circa mezz’ora e si è concluso tra sorrisi e qualche stretta di mano. “Queste donne – ha spiegato dopo il ministro – mi hanno rappresentato in maniera civile i loro problemi di lavoro nelle fabbriche ponendomi delle domande come ministro del Lavoro e come ministro delle Pari opportunità. Ho preso nota attentamente – ha aggiunto Fornero – sono un ministro che valorizza molto il dialogo in qualunque occasione. Certo non posso parlare con tutti e tutte, però credo che il dialogo sia una cosa positiva e lo è stato anche in questo caso”.

“Siamo un paese che ha bisogno di riforme e queste riforme sono scomode e inducono molti a cambiare i loro atteggiamenti: parlo del sindacato, delle imprese ma anche della classe politica”, afferma la Fornero, sostenendo che “capire le riforme vuol dire anche scrollarsi di dosso delle abitudini”.

Piu’ volte, rileva il ministro, “il presidente della Repubblica e il premier Mario Monti hanno esortato affinchè la parentesi del governo tecnico serva a migliorare gli standard della politica nel nostro Paese, per arrivare ad una pratica migliore di quelle
rappresentate sui giornali e che ci sconfortano”.

L’accoglienza delle riforme, aggiunge Fornero, “e’ stata nel complesso fredda. Ma parlare con le persone aiuta. Le riforme non sono di parte ma guardano al paese per interrompere il sentiero del declino iniziato tanto tempo fa. Penso che il Paese lo capira”‘.

“Il Paese non si puo’ permettere una controriforma” delle pensioni – ha detto la Fornero – e non si tornerà indietro rispetto alle riforma sulle pensioni”.

“Non sta a me bocciare o promuovere” le proposte dell’esponente del Pd, Cesare Damiano, ma quella sugli scalini “sarebbe una controriforma. E il Paese non si puo’ permettere una controriforma. Sarebbe abbandonare la strada della sostenibilità finanziaria e quindi sarebbe molto problematico”. Detto questo, aggiunge, “il Parlamento e’ sovrano e puo’ prendere le proprie decisioni”.

“La pensione, pubblica e privata, dei giovani dipenderà dal risparmio previdenziale accumulato e le scelte di oggi avranno effetti importanti sul reddito disponibile in eta’ anziana”.

Che dire? La gente non ne può più. Dei toni da “maestrina” del ministro Fornero e di un governo abusivo che sa soltanto tassare e tagliare, senza alcuna pietà. Così non ci potrà mai essere nessun rilancio ma solo crescita zero. E tanta, troppa, disperazione. Ma questo il governo dei tecnici non lo vuole capire o fa finta di non capirlo.

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