Il governo di Ankara vieta l’ingresso nei cieli del suo spazio. Al bando anche tutti i voli civili di Damasco

stop ai voli siriani in Turchia

Un altro segnale inequivocabile di alta tensione tra Turchia e Siria.

Il governo di Ankara ha vietato, infatti, l’ingresso nello spazio aereo nazionale ai voli civili siriani. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri turco, Amet Davutoglu, spiegando che la decisione è stata presa perché il regime siriano “abusa” dei voli civili per trasportare equipaggiamenti militari. Ha precisato che il governo di Damasco è stato già informato.

La scorsa settimana la Turchia ha costretto ad atterrare un aereo siriano proveniente da Mosca, facendo poi sapere di aver sequestrato materiali militari, mentre la Russia ha detto che il carico consisteva invece in apparecchiature radio. Ieri Damasco aveva annunciato la chiusura del suo spazio aereo ai voli turchi, ma a poche ore di distanza Davutoglu ha dichiarato in proposito: “L’annuncio siriano per noi non ha alcun valore”.

L’aereo fermato. La crisi fra i due paesi, già ai livelli di massima tensione, è scoppiata tre giorni 1quando i caccia turchi hanno intercettato un volo di linea siriano proveniente da Mosca e lo hanno costretto ad atterrare ad Ankara per controllare se stava trasportando armamenti russi destinati all’esercito di Assad. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che l’aereo aveva a bordo “munizioni destinate al ministero della Difesa siriano”. La decisione di intercettare il volo ha ovviamente scatenato un putiferio intergovernativo visto anche il trattamento riservato ai 35 passeggeri a bordo e agli assistenti di volo, tra cui alcuni bambini, che sono stati costretti ad aspettare senza cibo né assistenza all’interno dell’aereo prima di poter ripartire.

Scontri in Siria. Intanto non si fermano le violenze in Siria. L’aviazione avrebbe sganciato recentemente bombe a grappolo nei pressi di Maarat al-numan, città chiave sulla strada fra Aleppo e Damasco, di cui esercito regolare e ribelli si contendono il controllo. Lo afferma l’ong Human rights watch (Hrw). Ieri nel paese hanno perso la vita 181 persone, di cui 63 soldati. Oggi, nella prima metà della giornata, le vittime sono già 18, fra loro 10 ribelli.

La Siria non è tra i paesi firmatari della convenzione sulle armi a grappolo adottata da 107 stati nel 2008, che vieta la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento e l’utilizzazione di questa categoria di armi e prevede la distruzione degli stock esistenti.

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