Firmato l’accordo per la casa dei progressisti tra Pd, Sel, Socialisti. I democratici così scaricano il Monti bis e si allontana pure la prospettiva di un’alleanza con Casini

Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola

Tanti saluti al Monti bis e a Pier Ferdinando Casini. Il Pd “sposa” Sel e Socialisti, la mattina del 13 ottobre, nella sala Fellini a pochi passi da via del Babuino a Roma. Insieme hanno presentato la loro Carta di intenti programmatici della coalizione di centrosinistra e le regole generali per partecipare alle primarie del prossimo 25 novembre.

Da una prima lettura della Carta, quello che emerge è il fatto che ad aver prevalso è stata la linea Vendola: nei punti programmatici infatti, la parola Monti non c’è, come a voler indicare una certa discontinuità.

Insomma – come spiega un approfondimento di Blitz Quotidiano -, a quanto pare il centrosinistra rimuove il nome di Mario Monti dal programma, con grande delusione dei montiani. In tema di agenda europea vengono ribaditi tutti gli impegni internazionali. In verità, i progressisti non chiudono al centro, anzi. Sono pronti a “cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale”.

Per i maligni è stata una cerimonia un po’ sottotono per essere il lancio della coalizione che aspira a guidare l’Italia nel 2013. “Positiva la sobrietà”, ha invece scritto su Twitter Stefano Di Traglia, portavoce del segretario Pd. Anche perché in attesa delle primarie, ciascuno ora correrà un po’ per sé con l’obbiettivo, comune, di arrivare al governo e di restarci.

Vendola, a margine della presentazione della Carta è stato duro con i centristi: “Casini si deve rassegnare, l’Italia che vogliamo non è il Paese dei gattopardi, vogliamo cambiare prima di tutto la politica”. Per il leader di Sel, la Carta d’intenti “va oltre Monti” ed è “alternativa ai pensieri conservatori di Casini”. Vendola ha assicurato: “Il rigore cui io mi ispiro è quello dell’uguaglianza e della solidarietà”.

Guarda avanti anche Nencini. “Il programma che abbiamo sottoscritto oggi è un portolano dal quale troveremo ispirazione per governare nei prossimi anni. Siamo stanchi delle urla. Noi lavoriamo per l’Italia responsabile”, ha assicurato il leader del Psi.

Da qui la nuova ‘Agenda’, dal lavoro all’Europa, dai diritti all’istruzione. Dentro c’è il taglio delle tasse sul lavoro compensata dalla patrimoniale sui redditi alti, c’è il riconoscimento delle unioni omosessuali, c’è la lealtà agli impegni internazionali. E c’è soprattutto un impegno: “Sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando”.

Per i democratici, soddisfatti fra l’altro di aver riallacciato forti rapporti politici con i socialisti, nella carta quello che doveva esserci c’è; manca il nome Monti ma così deve essere perché si guarda al futuro. Ciò non toglie, spiega il Pd, che il “percorso più largo della coalizione resta aperto al centro”. Ora spetterà al candidato premier scrivere i dettagli, pur nei vincoli della Carta. E questo vale anche se candidato sarà Matteo Renzi.

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