L’ex funzionario del Sisde torna libero dopo 8 anni. Fu condannato a 10 anni reclusione per concorso esterno con la mafia e dal 2008 era ai domiciliari. “Qualcuno si pentirà. Non porterò nella mia tomba nessun segreto”

Bruno Contrada

“Verrà il giorno in cui qualcuno dovrà ravvedersi e pentirsi di quello che mi è stato fatto. Forse non vedrò quel giorno ma la verità sarà ristabilita. Andrò nella tomba, tra non molto tempo, senza alcun segreto”. Lo afferma Bruno Contrada, al quale la polizia penitenziaria ha notificato nella sua abitazione l’ordine di scarcerazione dalla condanna a 10 anni di reclusione che ha sinora scontato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il provvedimento di scarcerazione per fine pena è arrivato  e lo ha reso noto il suo avvocato, Giuseppe Lipera, che definisce l’ex 007 ”finalmente un uomo libero”. ”Contrada e’ un uomo maturo e provato dalle emozioni – osserva il penalista – sara’ lui a decidere come e quando sara’ il momento di parlare con i giornalisti. Adesso vuole solo tranquillita”’.

”Sono certo – ha detto Contrada – che verra’ il momento in cui la verità su questa vicenda giudiziaria sara’ ristabilita. Spero – ha aggiunto – che qualcuno si ravvedera’ del male fatto a me e alle istituzioni”. “Non ho sentimenti di odio né di rancore verso nessuno – ha proseguito l’ex numero 2 del Sisde parlando ai giornalisti fuori dalla sua abitazione di Palermo,dopo la notifica del provvedimento di scarcerazione – quando il 10 maggio del 2007 sono entrato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per scontare la pena ingiusta che mi era stata inflitta dissi che ero certo, come lo sono ora, che un giorno che vedranno i miei figli o i miei nipoti la verità sarà ristabilita e allora qualcuno dovrà pentirsi per quello che ha fatto a me ed alle istituzioni che ho servito fedelmente da quando avevo 20 anni. Finche’ avro’ respiro non mi fermero’ e tentero’ tutte le strade per ristabilire la verita’. non solo per me, ma anche per le istituzioni”.

“Ho massima stima e ammirazione per il generale Mario Mori” ha concluso Contrada sin merito agli ufficiali dell’Arma coinvolti nelle indagini della procura di Palermo. Contrada, però, non ha voluto commentare l’inchiesta: “Non parlo di cose che non conosco”. Ai giornalisti che gli chiedevano se in questi anni di carcerazione esponenti delle istituzioni gli siano stati vicini ha risposto: “Alcuni sì. Parlo di cinque capi della polizia, i direttori del Sisde, gli ufficiali dei carabinieri e della finanza e anche di magistrati che, in qualche caso, hanno anche deposto a mio favore”.

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