Al processo per il sequestro della bambina di Mazara, cadono 2 alibi della sorellastra. Testimoni smentiscono in aula la versione dei fatti sinora data dalla Pulizzi. Piera Maggio: “non cerco colpevoli, datemi mia figlia”

che fine ha fatto Denise Pipitone?

Si apre uno squarcio di luce nel giallo irrisolto del rapimento di Denise Pipitone. Al processo, che si sta sviolgendo in questi giorni, crollano, infatti, due alibi per Jessica Pulizzi. Sono quelli relativi a due momenti della mattinata in cui sparì, a Mazara, la bambina.

Era il primo settembre del 2004 e successivamente sia la madre (Anna Corona) della giovane sotto processo, in Tribunale, con l’accusa di concorso in sequestro di minorenne, e sia la sorella, Alice, hanno raccontato che quella mattina Jessica, adesso venticinquenne, si sarebbe recata prima al laboratorio di analisi cliniche Di Liberti, per un prelievo di sangue, poi a comprare una giacca, quindi all’istituto commerciale, a Mazara 2, e infine al mercatino rionale vicino piazza Macello per comprare un panino con le panelle. Lì avrebbero incontrato la nonna materna e sua sorella.

Nell’udienza di venerdì scorso, però, Maurizio Cannistraro, 42 anni, gestore de «Il golosone», dove sarebbe stato comprato il panino con le panelle, ha escluso di avere visto Jessica quella mattina. «Quella mattina ricordo di non avere visto Jessica», ha detto smentendo la sorella dell’imputata. A cercare di mettere in dubbio tale certezza, evidenziando il lungo lasso di tempo trascorso, è stato l’avvocato difensore Fabrizio Torre.

Su richiesta della difesa è, poi, tornata in aula, la biologa Antonietta Di Liberti. Ascoltata nell’udienza del 6 dicembre 2011, la titolare del laboratorio di analisi cliniche aveva dichiarato che il prelievo fu effettuato «tra le 10 e le 11». Denise sparì tra le 11.30 e le 11.45 circa. A provare le sue affermazioni, però, nessuna registrazione certa della prestazione effettuata. Il registro, infatti, non si trova e il computer si sarebbe guastato. Dopo quella testimonianza, la Procura dispose un accertamento presso l’Asp per verificare l’eventuale esistenza della richiesta di rimborso delle asserite analisi del sangue. Nella documentazione dell’Asp, però, non c’è traccia della richiesta. Non c’è prova, dunque, che Jessica Pulizzi, la mattina dell’1 settembre 2004, si sia davvero recata nel laboratorio della Di Liberti.

E adesso, la biologa ha mostrato di avere meno certezze rispetto a quanto detto in aula in precedenza. «Non ricordo bene – ha dichiarato – quando venne la polizia, ho detto che Jessica era venuta nel mio laboratorio, ma non ricordavo il giorno esatto. Può accadere che una persona viene per analisi senza richiesta medica, ma poi questa richiesta deve essere consegnata». All’Asp, invece, la richiesta non risulta. Un altro alibi, dunque, che per Jessica viene a cadere, anche l’avvocato Fabrizio Torre minimizza e nega che la teste abbia fatto marcia indietro.

«Sono avvilita e stanca di sentire continue menzogne – ha dichiarato Piera Maggio, madre di Denise, a margine dell’udienza – L’evidenza dei fatti è che gli alibi dell’imputata stanno cadendo. Le bugie hanno le gambe corte. Sta crollando il castello che avevano creato. Ma quello che mi interessa non è sapere chi sono i colpevoli, ma sapere dov’è Denise». Per la difesa, però, contro Jessica non ci sono prove.

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