Nella partita a scacchi verso le elezioni 2013 spunta a sorpresa il nome del “nuovo Berlusconi”, terzo uomo più ricco d’Italia: “pronto a scendere in campo per il Paese” 

Gianpiero Samorì

I complessi ingranaggi delle alte sfere della politica italiana girano vorticosamente, nell’affannata ricerca di un volto nuovo che possa rappresentare la tanta agognata alternativa politica che gli italiani attendono, dopo il governo tecnico, firmato Mister Bilderberg, Sir Mario Monti.

E in queste ore inizia a circolare un nome che potrebbe far saltare il banco e rimescolare le carte in vista della contesa di primavera. La casta sogna un Monti bis ma se così non fosse, il candidato alla successione del Cavaliere forse ha già un nome: Gianpiero Samorì

Il poliedrico Giampiero Samorì sarebbe fermamente intenzionato a scombussolare gli schemi del centrodestra, proponendosi come possibile candidato premier.

Un curriculum variegato il suo: Emiliano di origine, avvocato di professione, ha avuto sempre il pallino per l’alta finanza, creando, negli anni novanta, un impero dal nulla. In passato ha gestito la Banca di Modena, la Banca Modenese, decidendo successivamente di diversificare i suoi interessi, rivolgendo l’attenzione al comparto assicurativo, alla finanza e addirittura alle ceramiche sassolesi.Qualche mese fa (aprile 2012) riuscì a piazzare un suo uomo, tale Romano Minozzi della Graniti Fiandre, nel consiglio di amministrazione, in lista di maggioranza, della Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna). Una tv, un quotidiano (Modena Qui), un aereo personale e uno yacht da 5 milioni di euro, tra i suoi giocattoli costosi. Non ha disdegnato nemmeno la politica, ricevendo un incarico dal Governo Andreotti, che lo insignì alla carica di commissario liquidatore del Consorzio Caseario italiano, fino al passaggio al centrodestra, in stretta collaborazione e amicizia con il Senatore Marcello Dell’Utri, grazie al quale diventò vice presidente dei suoi circoli del buon governo, e arrivò a sfiorare la carica di deputato grazie al listino bloccato del 2006.

Il “Berlusconi di Modena” – a Modena sembra che lo chiamino così – si considera molto simile al Cav, anche se “molto più colto del Berlusconi Nazionale”. Un cinquantaquattrenne agguerrito, che vuole dare del filo da torcere ad Angelino Alfano alle prossime primarie del centrodestra, con il nuovo movimento che si chiamerà” Moderati in Rivoluzione”, e che vorrebbe ingaggiare una vera e propria trasposizione dello stile del centrodestra dei tempi del 1994, ma attualizzato a oggi.

E degna di nota – per non farsi mancare proprio nulla, e tanto per dare una nuova speranza al popolo del centrodestra – è anche qualche disavventura giudiziaria di Gianpiero Samorì. Il 4 dicembre 2011 venne, infatti, indagato dalla Procura di Bologna per presunto accesso abusivo a sistemi informatici e furto di dati sensibili.

Dice di essere il terzo uomo più ricco d’Italia, il fondatore del nuovo partito Moderati Italiani in Rivoluzione, avvocato, docente universitario di diritto penale, proprietario di tv, giornali, assicurazioni e banche. Cede, compra e a volte tenta di scalare, come la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, causa per cui l’avvocato è appunto indagato dalla Procura di Bologna, per quel presunto accesso abusivo al sistema informatico della Banca.

Non è del tutto nuovo comunque nel panorama politico e lo racconta lui stesso: “Ho fatto politica da ragazzo fino a 26 anni nella Dc, con la cosiddetta sinistra sociale (e anticomunista) di Donat Cattin. Ma non riuscivo a mantenermi e ho preferito studiare. Oggi sono ricco, soddisfatto, e voglio restituire qualcosa al Paese che mi ha realizzato”.

Manca tuttavia una parte fondamentale della sua biografia: era il vice di Dell’Utri, impegnato in quei circoli territoriali che fecero poi da pedana di lancio a Forza Italia. Ecco perché secondo molti il nuovo Mir altro non sarebbe altro che la prosecuzione ideale di quei circoli di centro-destra che rientrerebbero a pieno titolo nella nuova concezione di partito secondo il Cav: fresco, giovane, moderato.

Ma Samorì insiste nel dire che la sua è una corsa solitaria: “Io amo il mio Paese. Davvero. Con Silvio mi incontro tutte le settimane, ma il mio è un progetto nuovo”. Questione di ideologia, non di tornaconto personale: “Non ho interessi personali da difendere e non sopporto questa situazione così deludente, specie sotto il profilo ideologico. Dunque eccomi: è un investimento enorme, a perdere. Aumenteranno le spese e i nemici, l’esito è incerto. Non ho fatto sondaggi, mi fido dell’istinto”.

È un fervido sostenitore del capitalismo: “Saremo i fautori del capitalismo perché è l’unica ideologia che può procedere con lo sviluppo, il benessere, la libertà e la democrazia” e delle soluzioni facili: “Espropriando i miliardi destinati alle fondazioni, applicando una generosa patrimoniale ai super ricchi, che possono sacrificarsi. Chiedendo alla Banca d’Italia di mettere a disposizione 250 miliardi dalle sue riserve. Così ci siamo”. Potenzialmente una ricetta impeccabile, anche se pare avere il retrogusto del déja vu…

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