Lombardia travolta dagli scandali ma il presidente non se ne va. Vertice con Alfano e Maroni, poi annuncia un nuovo esecutivo. Polemiche roventi e il governatore è stato intanto condannato per diffamazione ai Radicali

parodia della bufera in Lombardia

Roberto Formigoni non molla e anzi si incolla alla poltrona. Nonostante la Lega sembri pronta a staccare la spina, il governatore alla guida di una giunta travolta dagli scandali non si dimette. «La mia giunta è da oggi azzerata. Serve discontinuità», dice Formigoni in serata, al termine di una giornata tesissima dopo un vertice con il segretario Pdl Angelino Alfano e il segretario della Lega Roberto Maroni.

«Ieri avevo detto: o azzeramento o dimissioni di Formigoni. Abbiano ottenuto l’azzeramento e quindi abbiamo il dovere di andare avanti. Manteniamo gli impegni presi», ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni al termine degli incontro a via dell’Umiltà. «Io non mi dimetterei», aveva detto poco prima Bossi, anticipando la linea del partito.

«Non si manda a casa un’amministrazione che ha ben governato. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Le accuse a Zambetti sono gravi e infatti da ieri non fa più parte del pdl», ha spiegato Alfano. «Lavoriamo per evitare che cada la Regione Lombardia – aveva affermato a Radio anch’io – Il presidente Formigoni farà cose talmente forti da rimettere in marcia la Regione Lombardia».

«Non capisco come possa azzerare giunta e rimanere, è come mettere un po’ di cipria sulla ferita. Vediamo se questo cerotto che viene messo resiste», ha detto il presidente della Camera Fini a Sky Tg24 commentando le dichiarazioni di Formigoni.

«Ci sono sempre io, non mi dimetto», aveva detto Formigoni entrando nella sede del Pdl in via dell’Umiltà per il vertice. Il governatore lombardo conferma la sua linea: resistere, resistere, resistere. Agli scandali Maugeri e San Raffaele, alle persunte mazzette alla Lega, agli scandali (con tanto di arresti) che colpiscono i consiglieri di maggioranza,senza dimenticare il caso Penati: le accuse vanno dal falso alla corruzione, dalla bancarotta alla violenza, passando per l’abuso.

«Indipendentemente da tutti, siccome il presidente eletto sono io e voglio dare risposte ai cittadini lombardi, ci sarà una forte discontinuità che metterò in atto nei prossimi giorni: una riduzione molto forte della giunta che sarà rinnovata nella composizione», ha spiegato Formigoni.

«Se i leghisti vogliono il dialogo devono ritirare le dimissioni, decidano se vogliono far parte dell’alleanza in Lombardia, Veneto e Piemonte», aveva affermato stamani Formigoni, al contrattacco dopo le annunciate dimissioni di ieri sera degli assessori leghisti. Il governatore ha detto che se il Carroccio si tira fuori dall’alleanza per Lombardia, Veneto e Piemonte riassegnerà subito le deleghe e si andrà al voto «con Giunta guidata da Formigoni».

 «L’accusa sollevata contro Zambetti è di una gravità assoluta, è inaccettabile – ha continuato il governatore lombardo -. O è un abbaglio incredibile della magistratura,e credo proprio di no, oppure Zambetti è uno spergiuro che ha tradito la fiducia di tutti noi. Siamo in presenza di un politico che non solo ha tradito, è andato a comprare voti dalla ‘ndrangheta, ma ha tradito anche il proprio presidente e il proprio partito. Di fronte a questo salto di qualità negativo – ha aggiunto – io prenderò decisioni forti, nette. La ‘ndrangheta non deve avere accesso nelle istituzioni e non lo avrà».

E i guai non finiscono qui per Roberto Formigoni, che intanto è stato condannato a 990 euro di multa e 110 mila di risarcimento per aver diffamato i radicali. L’episodio risale al 2010: i radicali avevano accusato Formigoni di aver utilizzato firme false per presentare la sua lista per le elezioni regionali del 2010 e il presidente della Lombardia aveva risposto accusando i Radicali di averle manipolate per danneggiarlo.

Il presidente della Regione Lombardia si è visto infliggere una condanna dal giudice Carmen D’Elia per aver diffamato i Radicali della lista Bonino-Pannella, nelle persone del candidato alle elezioni regionali 2010 Marco Cappato e di Lorenzo Lipparini, tacciandoli di aver partecipato a una macchinazione finalizzata a escludere il centrodestra dalle elezioni regionali 2010. Il risarcimento è così costituito: 50mila euro a Marco Pannella come rappresentante della lista, 30 mila euro a testa ai due militanti. La sentenza è la conseguenza della reazione-boomerang di Formigoni un anno fa all’emergere (su input dei Radicali) di firme false nella presentazione della sua lista alle elezioni regionali 2010.

In dichiarazioni a quattro quotidiani, il 5 marzo 2010 Formigoni non solo si difese, ma si azzardò a ribaltare le accuse, addebitando ai Radicali d’aver «potuto compiere qualsiasi atto manipolativo, compresa la sottrazione di documenti» in tribunale; in particolare avanzò il sospetto che, essendo «rimasti 12 ore da soli con in mano penne e borse» a controllare i registri, avessero «potuto manipolare le liste, correggerle, spostare i documenti come volevano», al punto che «51 certificati, a una prima verifica segnalati come presenti, dopo la visita dei Radicali non c’ erano più».

«Il Re è nudo da un pezzo e la misura è davvero colma. La Lombardia, la regione più ricca e produttiva del Paese, non può rimanere ancora in una situazione in cui le massime cariche istituzionali, a cominciare dal Presidente, sono investite di scandali e inchieste giudiziarie», afferma in una nota Marina Sereni, vice presidente dell’Assemblea Nazionale del Pd sottolineando che «c’è solo una via d’uscita ed è quella indicata dal Pd: Formigoni si deve dimettere e il Consiglio Regionale deve essere sciolto per poter restituire la parola agli elettori lombardi».

«Formigoni sostiene di non aver commesso errori? Ormai è passato agli orrori, visto che ci troviamo addirittura davanti ad un assessore che faceva affari con la criminalità organizzata». Lo afferma, in una nota del gruppo dell’Idv al Consiglio regionale della Lombardia, il consigliere Gabriele Sola, secondo cui «non c’è alternativa alle dimissioni immediate» della giunta Formigoni. «Ma dov’erano, pidiellini e leghisti – prosegue la nota – quando denunciavamo le infiltrazioni mafiose in Lombardia e ci accusavano di essere dei visionari fan di Saviano? Sono degli ipocriti, ecco la verità».

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