Preso il superlatitante, nel suo covo a Reggio Calabria trovati pizzini. “Micu u pacciu” deve ancora scontare l’ergastolo per omicidio. Adesso si teme una faida

Domenico Condello

E’ stato arrestato mercoledì sera dai carabinieri Domenico Condello, boss dell’ndrangheta super latitante, dopo 22 anni di ricerche.

Detto “Micu U pacciu”, Condello è nato a Reggio Calabria il 4 novembre del 1956 e, dal 2008, regge le sorti della consorteria mafiosa dei Condello, dopo l’arresto nel 2008 del cugino Pasquale detto il “supremo”, per il prestigio ottenuto in campo criminale.

Domenico Condello è stato bloccato nella frazione Catona di Reggio Calabria dai carabinieri del comando provinciale e del Ros. Insieme al boss, è stato arrestato anche il favoreggiatore Roberto Megale. Il suo, sostengono gli investigatori, è un arresto storico perché era l’ultimo Condello rimasto libero sulla piazza. Secondo il procuratore f.f. di Reggio Calabria, Domenico Condello, con la cattura di Condello “si potrebbe delineare, come spesso accade, una faida per il ruolo di leadership nella città di Reggio Calabria”.

Condello deve scontare una condanna all’ergastolo per omicidio passata in giudicato. Inoltre era ricercato per diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed altri reati.

“L’arresto di Condello è un altro successo nella lotta contro la ‘ndrangheta e testimonia come le forze di polizia e la magistratura, insieme, stiano facendo un grande lavoro per ripristinare la legalità in Calabria”, ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che si è congratulata con il comandante generale dell’arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l’operazione.

Erano da poco passate le 20 di ieri sera, quando i segugi del Ros dei carabinieri che da quattro lunghi anni gli davano la caccia, hanno visto Domenico Condello, uscire dal suo covo, nella via Sabauda di Catona e salire su un autovettura condotta dal suo vivandiere ed autista. I carabinieri, che presidiavano quella zona dall’inverno scorso, hanno capito che finalmente questa volta, dopo tanti sacrifici, sarebbero arrivati alla primula rossa, che nel gennaio del 2011 gli era sfuggita per una manciata di secondi, a poche centinaia di metri da dove ieri sera l’hanno preso. Gli uomini del Ros, ben mimetizzati l’hanno seguito per circa mezz’ora, poi è scattata l’operazione a 300 metri dal covo del boss, proprio sotto il ponte dell’autostrada A/3.

Vistosi circondato, Domenico Condello ha tentato di lanciare fuori del finestrino le chiavi del suo covo, ma i segugi del Ros li hanno trovati e dentro al rifugio hanno poi trovato del materiale ritenuto importante ai fini investigativi. Invecchiato, rispetto alle foto segnaletiche il boss Domenico Condello, meglio conosciuto come “Micu u paccio” dimostra almeno 15 anni in più della sua vera età.

Il suo covo, da oltre un anno era in un modesto appartamento di due piani, alla via Sabauda nel rione periferico di Catone. In pratica nel suo regno. Con lui è stato arrestato anche il suo vivandiere ed autista. Un barbiere del rione Gallico, che era anche l’affittuario dell’appartamento dove il ricercato si nascondeva. Portato in caserma, Domenico Condello ha ammesso le sue generalità senza problemi, complimentandosi con gli uomini della Benemerita.

I segugi del Ros intanto, erano entrati nel suo “covo” dove tra l’altro è stata trovata una pistola calibro 7,65 con la matricola abrasa e un centinaio di proiettili per la stessa arma. Nel gabinetto dell’abitazione è stato rinvenuto un pizzino, e un altro nella camera da pranzo. E poi tanto materiale, agende, appunti ed altro ancora. Viveva li da almeno un’anno e mezzo, ha raccontato un vicino di casa che abitava nell’appartamento di sotto. “ogni tanto lo vedevo, ma per lo più sentivo i passi ed entrare e uscire dalla porta”. Racconta ancora il vicino, uno straniero, impaurito per gli avvenimenti e che si è ritrovato suo malgrado con i carabinieri dentro casa. “Poco tempo fa ha partecipato anche ad un matrimonio” racconta ancora e poi: “usciva sempre con suo fratello, che so faceva il barbiere”. In pratica il boss Domenico Condello, stava sotto falso nome e si spacciava di essere il fratello del suo fiancheggiatore.

I rilievi della squadra scientifica del comando provinciale di Reggio Calabria diretto dal colonello Lorenzo Falferi, sono andati avanti tutta la notte, fino a quando, intorno alle 2,30 sul posto non è arrivato anche il proprietario dell’immobile, un signore distinto, con pantaloni beige e camicia rosa, che ha chiesto spiegazioni agli uomini dell’Arma su quanto accaduto. Alla risposta dei carabinieri che dentro quella casa ci stava un latitante, anzi la primula rossa della ndrangheta calabrese, l’uomo ha subito esclamato: “Io la casa lo affittata ad un certo Megale, che fa il barbiere. Ed il contratto è regolarmente registrato in questura”.

I conti per gli uomini dell’arma tornano, perchè Domenico Condello è stato fermato proprio con il suo “barbiere di fiducia”. Che però questa volta non gli è potuto servire più di tanto. Trasferito alla sede del Ros presso la scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria, il latitante è stato interrogato tutta la notte, poi alle prime luci dell’alba il trasferimento al comando provinciale reggino, per le foto segnaletica e la notifica di diverse ordinanze di custodia cautelare a suo carico. Nelle prossime ore sarà trasferito nel carcere di massima sicurezza di Messina Gazzi.

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