Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

silvano agosti
Silvano Agosti

La porta di casa mia ormai da oltre vent’anni rimane aperta tutta la giornata, ma c’è sempre qualcuno che suona il campanello.
Questa mattina è toccato a Nicolino, il figlio del vicino.
“Papà dice se lo puoi aiutare a capire cosa c’è scritto nel telegramma, è in russo e lui il russo non lo sa, ma tu sì.”
“Che bel vestito hai! Devi andare a una festa?”
“No, arriva il nonno, si chiama Nicolino come me.”
“E da dove arriva?”
“Dalla Russia, dove è morto nel 1943. Io non lo sapevo che nonno era morto.”
“Ah. In quella guerra sono morte 74 milioni di persone e oltre dieci milioni di bambini come te.”
Nicolino si morde un po’ le labbra e china il capo.
Così conosco d’improvviso la strana storia del vicino di casa e di suo padre.
Aveva 23 anni, nonno Nicolino, quando era morto assiderato nel terribile inverno russo del 1943.
E’ in suo onore che il nipote si chiama Nicolino..
La sorte del giovane soldato era avvolta nel mistero di una scomparsa che si sarebbe risolta solo dopo mezzo secolo.
Alcuni contadini ben dieci anni fa, arando i campi, hanno trovato dei resti umani e una piastrina militare, nonché, in una minuscola busta di cuoio, un quadernetto consunto.
I contadini hanno messo il tutto in una piccola scatola di rame e l’hanno portata a Mosca all’Ambasciata Italiana.
Il funzionario aveva promesso di inviare la piastrina al comando militare di Roma.
Dall’Italia, nel giro di tre anni, era giunta notizia dell’identificazione del giovane Nicolino, ma nel frattempo il funzionario russo era andato in pensione.
Anche il successore aveva preso a cuore la faccenda ed era finalmente riuscito a entrare in contatto con la famiglia del mio vicino di casa.
Ma una serie di ferree regole burocratiche impedivano la consegna della scatoletta di rame contenente i pochi resti del soldato.
In via eccezionale il funzionario aveva accettato di inviare la busta di cuoio col quadernetto. I miseri resti della salma sarebbero stati spediti ben presto, dopo il benestare della dogana Russa che doveva autorizzare l’ “esportazione di cadavere”, pratica complessa dato che, in realtà, non esisteva alcun cadavere cui riferirsi.
Dopo circa quattro anni, d’improvviso, era arrivato un telegramma in russo.
“Il signor Nicolino Guardacci arriverà a Roma da Mosca venerdì 15 settembre, alle ore 16.00. Vogliate accoglierlo all’aeroporto di Ciampino.”
Così tutta la famiglia si è recata all’aeroporto per ricevere il nonno, ovvero la minuscola scatoletta di rame, sigillata col piombo timbrato in rilievo “Federazione Russa”.
Sulla tomba di nonno Nicolino rimarrà scolpita per sempre l’ultima frase del suo diario, la sola rimasta miracolosamente leggibile,.
“Sii, maledetto, Benito Mussolini, che, invece di aiutarmi a vivere, mi hai mandato a morire”.

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