Il ministro Cancellieri: “una scelta valutata con molta sofferenza”. Per la prima volta accade in un capoluogo

Demetrio Arena

Il Comune di Reggio Calabria è stato sciolto per “contiguità” mafiose. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, precisando che lo scioglimento riguarda «solo questa amministrazione, non quella precedente» e tenendo a precisare che non si tratta di «infiltrazioni», bensì, come detto di «contiguità» mafiose. Il comune di Reggio Calabria era guidato dal sindaco del Pdl Demetrio Arena, eletto nel maggio del 2011.

«Siamo assolutamente consapevoli» della scelta fatta, che è stata «valutata con molta sofferenza» ma con «consenso unanime in Cdm». «Abbiamo la volontà di restituire il paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo», ha spiegato Cancellieri. «Dobbiamo aiutare – ha aggiunto – le regioni più compromesse». Il comune di Reggio Calabria sarà guidato per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico – «un prefetto giovane, capace di incidere fortemente e lavorare con serenit…» – il viceprefetto Giuseppe Castaldo e il dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato Dante Piazza.

Il ministro ha poi parlato di un «atto preventivo» fatto per consentire a Reggio Calabria di «ritrovare la serenità» e «riprendere il suo cammino» e ha assicurato che il governo sarà accanto al comune «soprattutto per risolvere la gravissima situazione finanziaria». Reggio, ha spiegato infatti Cancellieri, «ha una situazione debitoria importante. Il comune ha un buco notevole e l’amministrazione deve porre in essere una serie di atti per affrontare la situazione».

«L’impegno che assumiamo – prosegue Cancellieri – è di essere accanto al Comune per risolvere i suoi problemi finanziari. Siamo molto vicini alla città, abbiamo preso come governo l’impegno di dare tutti gli strumenti necessari per far risorgere questa città e darle delle risorse importanti, compatibilmente con la situazione». Il ministro si è augurato di non dover arrivare al punto di dichiarare il dissesto, perché ciò comporterebbe sacrifici molto grossi da parte della popolazione». E dunque, il primo impegno dei tre commissari sarà proprio quello di «lavorare affinché questo non avvenga».

Referente politico della cosca Caridi all’interno del Comune di Reggio Calabria: questa l’accusa mossa al consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa e oggetto dell’accertamento antimafia sul Comune. Plutino, secondo l’accusa, avrebbe garantito la copertura politica alla cosca venendo gratificato con i consensi elettorali. Il consigliere comunale avrebbe fornito alla cosca un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico». Tra i favori che Plutino, nella sua qualità di rappresentante istituzionale, avrebbe assicurato alla cosca Caridi, secondo l’accusa, anche il tentativo di costringere un consigliere regionale ad assumere come collaboratore temporaneo delle struttura del gruppo Pdl alla Regione Calabria la nipote di un presunto campo cosca, Eugenio Borghetto. Dopo il suo rifiuto, il consigliere trovò una tanica con liquido infiammabile sul cofano della propria autovettura.

Nelle inchieste che hanno riguardato, più o meno direttamente, il Comune di Reggio Calabria c’è anche quella sull’ex consigliere di centrodestra Dominique Suraci, arrestato nel luglio scorso insieme all’ex direttore amministrativo della Multiservizi Giuseppe Rechichi che gli avrebbe garantito sostegno elettorale nel 2007. Rechichi, ritenuto il prestanome della cosca Tegano nella società, secondo l’accusa, avrebbe garantito a Suraci in occasione delle amministrative, il sostegno delle cosche De Stefano e Tegano.

Nell’occasione a Suraci sono state notificate due ordinanze di custodia cautelare: la prima per concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e corruzione elettorale, aggravati dall’avere favorito un sodalizio mafioso; la seconda per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più truffe aggravate al fine di conseguire erogazioni pubbliche ed alla predisposizione di false fatturazioni.

Un ex consigliere, Manlio Flesca, a giudizio per corruzione elettorale e abuso d’ufficio aggravati dall’avere favorito la ‘ndrangheta insieme ad un imprenditore del quale avrebbe fatto assumere la moglie in cambio di sostegno alle comunali del 2007. C’è anche questo nelle vicende che riguardano il Comune di Reggio Calabria, anche non legate strettamente alle vicende che oggi hanno portato al commissariamento. Flesca, in particolare, avrebbe fatto assumere la donna assumere nella società partecipata del Comune Reges per agevolare la cosca Buda-Imerti di Fiumara di Muro.

La Commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria, la cui relazione sta alla base dello scioglimento del Consiglio deciso oggi su proposta del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, è stata nominata il 20 gennaio scorso dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta, e si è insediata il 24 gennaio.

Il 13 luglio ha concluso i suoi lavori e nelle settimane successive è stata inviata al Viminale una relazione dal nuovo prefetto Luigi Piscitelli La Commissione ha avuto mandato ad «indagare» su due ambiti: le inchieste della Dda sulla società partecipata Multiservizi e su quella che ha portato all’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti dell’attuale amministrazione.

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