Dossier Istat, aumentano i senza fissa dimora, l’87% sono uomini. Nei due terzi dei casi sono costretti alla strada per la perdita del lavoro e per la separazione

il dramma dei senza fissa dimora

Sono oltre 47 mila i senzatetto in Italia. È quanto ha riportato l’Istat attraverso un’indagine condotta durante i mesi finali dello scorso anno e riportata oggi a Roma. 

Ben 47.648 persone hanno dichiarato di aver, almeno una volta, utilizzato un servizio di mensa o di accoglienza notturna. Non si tratta di barboni o clochard, ma di persone che da un giorno all’altro si sono trovate a vivere su una strada, senza un tetto per ripararsi dal freddo d’inverno e dal caldo d’estate. Ci si arrangia come si può. Perchè alla fine diventare senzatetto è un attimo, una tragica fatalità. C’è chi trascorre la notte in macchina, chi in roulotte. Chi si è prodigato per costruire capanne in luoghi strategici delle città. Non una scelta di vita, ma una scelta della vita. Quella vita che a volte ti catapulta in situazioni che mai avresti voluto affrontare.

Sono soprattutto uomini (ben l’86,9%) magari separati dalla propria moglie e costretti ad una vita di stenti fuori da casa. Perchè non tutti hanno l’opportunità di sistemarsi altrove dopo un divorzio e lo spirito di adattamento spinge a sistemarsi dove si può. Una macchina, un camper, una tenda sono fedeli compagni di chi ha visto le certezze di una vita sfumare in un istante. Dando un’occhiata ai numeri si può notare, a differenza di quanto si possa pensare, come la maggioranza di queste persone non superi i 45 anni di età (57,9%). Dunque non solo anziani, ma sono soprattutto giovani coloro che dichiarano di vivere senza una dimora.

Qualche coperta per evitare che il freddo perfori le ossa, pochi viveri, il giusto per non sentire il brontolio dello stomaco. E si continua a vivere. Non la vita che ognuno di noi sogna, ma una vita condotta per inerzia, forse non priva di speranze per un futuro migliore. C’è addirittura chi dichiara di avere un posto di lavoro, ma di ottenere una retribuzione assolutamente insufficiente ai fini del pagamento di un affitto. 

Ma nella stragrande maggioranza dei casi queste persone vivono senza un’occupazione trovandosi così a trascorrere gran parte della giornata all’interno del proprio nido improvvisato, uscendo poco per evitare di incontrare gli sguardi indiscreti dei passanti che spesso fanno emergere la vergogna di non avere più niente. Si sentono soli, allontanati, emarginati. Si sentono vittime di una società in cui non si rispecchiano, dove l’aspirazione più alta è quella di arrivare primi per prendere l’ultimo modello di un telefono.

Si sentono abbandonati e poco aiutati. Sono orgogliosi e pieni di pudore. Aspettano che la ruota giri anche per loro. Affinché la loro vita sia frutto di una loro scelta e non di un destino che a volte si diverte a mettere lo sgambetto.

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