“Pratiche” utilizzate tra gli anni ’30 e ’70 con migliaia di bambini vittime di violenze nel cantone di Lucerna

abusi nei collegi svizzeri

Migliaia di bambini subirono violenze e abusi fino agli ’70 nei collegi cattolici situati nel cantone di Lucerna, in Svizzera. E’ quanto si legge in uno studio, in cui vengono denunciare le pratiche “sadiche” usate nell’istituto, paragonate a “torture”.

“C’era sempre questa incredibile paura, paura, paura, paura”, ha ricordato un ex studente, uno dei circa 50 che tra gli anni ’30 e ’70 frequentarono 15 diversi collegi di Lucerna.

“Queste interviste sono state molto importanti per le persone interessate, perchè finalmente il loro racconto è stato preso sul serio”, ha detto Markus Furrer, il principale autore dello studio e docente dall’Università di Lucerna. “Molti si sono sentiti a lungo colpevoli per le esperienze vissute – ha sottolineato – altri sono riusciti ad andare avanti, altri invece si sono suicidati”.

Alcuni casi di violenza e abusi sessuali erano noti da tempo, ha detto Furrer alla France presse, ma “non ci aspettavamo che ce ne fossero stati su così vasta scala”. Quando un bambino era troppo irrequieto o bagnava il letto, le suore che gestivano le strutture ricorrevano a punizioni crudeli come quella di “mettere la testa dei bambini sotto l’acqua”, una pratica che lo studioso ha paragonato al ‘waterboarding’, la controversa tecnica di interrogatorio equiparata a tortura

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