“The Wall” colpisce il Milan dopo 3 minuti, ai rossoneri non basta il cuore: la difesa nerazzurra regge anche in 10 e Stramaccioni non molla la coppia Juventus-Napoli

festa nerazzurra per la vittoria nel derby

Il derby numero 157 del campionato italiano è dell’Inter. A “San Siro” il Milan affonda e trionfa il “muro” nerazzurro.

Quello dell’argentino Walter Samuel che “The Wall” (il “Muro” appunto…) viene soprannominato e di una squadra indomita, che resiste agli assalti rossoneri giocando per un tempo in dieci uomini.

Samuel dopo 180 secondi scrive, dunque, la storia di questo avvincente derby di della Madonnina, che consacra la “giovane-vecchia” Inter di Andrea Stramaccioni e gela le speranze di riscossa di Massimiliano Allegri.

All’inter basta il colpo di testa del suo miglior difensore per sbarazzarsi di un Milan volenteroso ma povero di lucidità in zona gol. 

Allegri conferma il modulo di San Pietroburgo con due mediani (De Jong e Montolivo) a proteggere la difesa e tre fantasisti, almeno nelle intenzioni, a supporto dell’unica punta Bojan. Perché se è vero che i piedi di Boateng ed Emanuelson non sono di certo fatati, dall’imprevedibilità di El Shaarawy potrebbe sgorgare la giocata decisiva. Novità in difesa, con Bonera e De Sciglio terzini ai lati di Mexes e Yepes. Dall’altra parte Stramaccioni conferma l’11 che sette giorni fa strapazzò la Fiorentina: a Coutinho spetta il compito di innescare Milito e il grande, attesissimo ex Antonio Cassano.

Nemmeno il tempo di iniziare e l’Inter trova il vantaggio con Samuel che sfrutta l’uscita a vuoto di Abbiati per incrociare di testa una punizione di Cambiasso. Il portiere del Milan replica il regalo un minuto dopo, stavolta svirgolando di piedi, ma Milito, quasi incredulo, lo grazia clamorosamente.

La partita è spezzettata, a tratti nervosa e risente dell’assoluta mancanza di qualità a centrocampo. Il Milan prova a impostare una timida reazione basata soprattutto sulla foga ma rischia in un paio di ripartenze. Per Handanovic gli unici pericoli arrivano da un tiro dalla distanza di Montolivo e da un brutto sinistro di Boateng che spreca malamente da ottima posizione. In mezzo, le proteste rossonere per un gol annullato allo stesso Montolivo (ma il gioco era fermo) dopo un contatto dubbio tra Emanuelson e il portiere nerazzurro e un intervento energico di Juan Jesus su Emanuelson.

Nell’l’intervallo Stramaccioni ridisegna l’Inter preferendo la sostanza di Guarin all’opaco Coutinho. Al 48′ l’episodio che potrebbe cambiar la gara. Nagatomo tocca la palla con il braccio e, già ammonito, viene espulso da Valeri. Strama toglie subito Cassano (fischiatissimo dal pubblico di fede rossonera) e inserisce Pereira per il più classico dei 4-4-1. Dall’altra parte Allegri si gioca le carte Abate e Robinho riportando Emanuelson al ruolo di terzino sinistro.

Il Diavolo ci mette tanto cuore ma fatica a imbastire gioco. De Jong non prende mai la responsabilità di una giocata, Boateng è un lontanissimo parente di quello dello scudetto. Ci prova ancora Montolivo a impegnare un paio di volte Handanovic, poi Pazzini, subentrato ad El Shaarawy, non arriva di un soffio sull’assist di Robinho. L’Inter si piazza nella sua metà campo e grazie all’esperienza dei suoi senatori riesce a reggere l’urto caotico rossonero.

Finisce 1-0, un risultato che consente all’Inter di agguantare la Lazio al terzo posto in classifica (meno 4 da Juve e Napoli) e lottare per lo scudetto. Il Milan sprofonda invece a 12 punti dalla vetta. E’ già un abisso dopo sette giornate. Ormai il dopo-Ibra è un incubo.

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