A Napoli un tossico avvicina giovane coppia di fidanzati e li minaccia: “ho l’Aids, datemi telefoni e soldi”. Nasce una collutazione e il ragazzo viene punto tre volte con la siringa. Adesso le analisi, la vittima teme il contagio

rapina da incubo al Vomero

Due fidanzatini, entrambi di 20 anni, una tranquilla serata trascorsa insieme che all’improvviso è diventata un incubo. 

Stavano rientrando a casa dopo un panino e una birra in un pub del Vomero, a Napoli, quando all’altezza di via Jannelli hanno deciso di fare una sosta.

Sembra, dunque, una storia come tante altre e invece quella che state leggendo è la cronaca agghiacciante di un incubo.

La coppia discuteva di studio – scrive “Il Mattino” di Napoli -, delle vacanze appena trascorse, dei loro progetti ed era immersa nel mare della serenità: poi improvvisamente i giovani sono stati avvicinati da un tossicodipendente che, in preda a un raptus da astinenza, ha intimato loro di consegnargli telefoni cellulari e tutti i soldi contanti che avevano in tasca.

«Ho una pistola, datemi tutto», queste le parole del rapinatore, quando il giovane, mentre era alla guida della sua auto, ha cercato di opporsi alla rapina. E il primo pensiero è stato proprio all’automobile: ha temuto infatti che il rapinatore gli portasse via la macchina, dopo essersi visto sottrarre le chiavi dal quadro dell’accensione.

Ma le intenzioni erano altre, i soldi. E di fronte alla paura e alla titubanza dei due fidanzatini, il rapinatore ha cominciato a gridare: «Ho l’Aids, ve lo giuro sui miei figli ho l’Aids». Ne è seguita una colluttazione quando il malvivente ha tirato fuori una siringa e ha punto per tre volte il ragazzo sul braccio. Il tossicodipendente è poi scappato via con il bottino (cellulari e portafogli) su un motorino: la targa, memorizzata al volo, appartiene ad un mezzo che risulta rubato dal 2006.

Una rapina che si è trasformata in un film dell’orrore. I giovani, ancora sotto choc, si sono subito recati al pronto soccorso del Cardarelli dove sono stati medicati. Al ragazzo è stata eseguita l’antitetanica, come da prassi, e in questi giorni sta effettuando tutte le analisi per verificare se dal contatto con la siringa abbia o meno contratto qualche tipo di epatite. Cosa più delicata e tempi più lunghi per il test del’Hiv, che consiste in un normale prelievo di sangue che, analizzato, diagnostica la presenza o meno dell’infezione della sindrome da immunodeficienza.

Le analisi si articoleranno in due livelli: l’Elisa, test di I livello, cui segue, in caso di esito positivo o dubbio, il Western Blot (wb), di II livello o di conferma, l’unico in grado di conferire la totale certezza del risultato. Il test serve a rilevare la presenza nel sangue degli anticorpi anti-Hiv, che si sviluppano solo se la persona che fa il test è venuta in contatto con il virus.

I tempi sono lunghi per avere dei risultati certi, bisognerà aspettare sei mesi dalle prime analisi effettuate. Sembra comunque che il rischio di aver contratto la malattia per il giovane ventenne vomerese sia minimo, visto che il virus all’aria aperta, a contatto con l’aria, muore dopo una decina di minuti.

Una rapina choc, che oltre a sconvolgere i due ragazzi, ha messo in allarme le forze dell’ordine che stanno setacciando la zona.

Un metodo, quella della rapina con la siringa, che non si registrava più dopo il boom dell’inizio anni novanta, e che sembra sia tornato in voga negli ultimi mesi.

Quella di via Jannelli è infatti la punta di un iceberg, in un periodo dove si è moltiplicato il numero di scippi, rapine ed aggressioni. Solo pochi giorni fa un uomo di nazionalità armena fu ferito durante un tentativo di rapina da una bottigliata sulla testa, nei pressi di Porta Capuana.

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