Una truffa realizzata 40 anni fa da due dipendenti mette a rischio l’ente regionale: crack da 23 mln. Il presidente Giuseppe Castiglione occupa il palazzo per protestare

Giuseppe Castiglione

Una truffa da 1,8 miliardi di lire realizzata 40 anni fa da due dipendenti ‘infedeli’ della Provincia di Catania rischia di mettere finanziariamente in ginocchio l’Ente regionale.

La Provincia, con una sentenza passata in giudicato, è stata condannata in solido – per responsabilità oggettiva, a prescindere da quella individuale dei dipendenti – a pagare il danno, che, con spese e rivalutazione, è salito a 23 milioni di euro.

“Una cifra che farà saltare il patto di stabilità – osserva il presidente Giuseppe Castiglione, che è anche il numero uno dell’Unione province italiane – e che non permetterà di erogare servizi e fare investimenti, in un momento economico così delicato vuol dire fare un danno incalcolabile ai cittadini di Catania e provincia”. Castiglione, che ha occupato simbolicamente la Tesoreria della Provincia di Catania, ha annunciato che sulla vicenda presenterà esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti.

L’Ente ha chiesto alla società creditrice, la curatela del fallimento dell’Istituto finanziario italiano (Ifi), una rateizzazione in cinque tranche dell’importo, circa 23,3 milioni di euro, ma la sua richiesta non è stata accolta.

La truffa risale al 1972 quando due dipendenti falsificarono oltre mille domande di richieste di mutuo (nel 1974 su 1.318 soltanto 187 erano regolari) attribuendole a persone ignare o inesistenti. I due sono stati successivamente condannati, e con loro, in solido, anche la Provincia di Catania.

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