Antonio Paladino, commercialista di Catania, prima si è candidato alle elezioni regionali in Sicilia con Grande Sud per Miccichè, poi è apparso nell’Udc per Crocetta. Scelta bipartisan, per la serie: vincente comunque vada

Antonio Paladino con Udc (Crocetta presidente) e Grande Sud (Miccichè presidente)

Ormai la politica non ha più vergogna e quella che stiamo per raccontarvi è l’ennesima riprova di una storia che si è fatta grande come il deserto del Sahara e della pochezza morale, ancor prima che istituzionale, in cui è caduta la classe dirigente – o pseudo tale – in Italia.

Un candidato in due liste per due presidenti diverse: impossibile da immaginare che chiunque, tra i tanti, voglia fare il classico “doppio gioco” si esponga sino a tanto, eppure in Sicilia è successo davvero e i manifesti che vedete parlano da soli. Non necessiterebbero di alcun commento, se non l’imbarazzo nel pensare che la politica non solo in Sicilia ma in tutto il Paese sia caduta in basso come mai prima. E la Prima Repubblica, tanto criticata e ripudiata, era insomma oro a confronto.

Guardate, dunque, quei manifesti. La faccia è la stessa, la giacca e la camicia azzurra pure, ma il partito è cambiato dal giorno alla notte Un candidato in Sicilia ha cambiato casacca dalla notte al giorno, come dimostrano i due diversi manifesti elettorali.

Come si legge anche sul Corriere della Sera “Antonio Paladino, 49 anni, commercialista che opera a Catania, per qualche giorno è stato candidato nella lista di Grande Sud che sostiene il candidato governatore Gianfranco Miccichè. Ma qualche giorno dopo era già arruolato nell’Udc e di conseguenza era schierato a sostegno di un diverso candidato governatore, l’esponente del Partito Democratico Rosario Crocetta.”

Paladino non si è preso neppure la briga di cambiare nè la foto dei manifesti, nè lo slogan “sosteniamo sviluppo e lavoro”. Questo è lo stato della nostra politica. Che si permette il lusso di dare uno spettacolo talmente plateale da sembrare inverosimile.

Dalle nostre parti succede tutto e l’eccezione della fregatura è diventata la regola implacabile della furbata, nelle vicende romane di Fiorito e le spese folli e la corruzione alla Regione Lazio, come in quelle della Lega Nord e Bossi (di cui stranamente non si parla più…) per arrivare al caso Formigoni in Lombardia, le storie siciliane e tante altre beffe dell’Italia spendacciona.

La casta non molla, e continua impunemente a umiliare gli italiani che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Italiani però – va anche detto – colpevoli di protestare a chiacchiere, davanti alla tv o al bar, ma che non trovano il coraggio vero di ribellarsi e fare quello che già accade in Spagna e in altri Paesi.

© Riproduzione Riservata

Commenti