Scarpe troppo leggere non proteggono dai pestoni e con l’evoluzione dei tacchetti modificano spesso equilibrio e postura, causando seri danni a muscoli e articolazioni

scarpe colorate sempre più frequenti nel calcio

Dal calcio inglese, dal Sunderland per l’esattezza, arriva una provocazione: Martin O’Neill individua il peggior nemico dei calciatori. E chi sarà mai? Le scarpe colorate!

Ex colonna del Nottingham Forest, nordirlandese, due volte vincitore della Coppa dei Campioni col suo club (1978-1979 e 1979-1980), il tecnico si lamenta non tanto del fatto che le scarpe siano colorate, quanto del modo in cui sono realizzate.

Ai suoi tempi, infatti, si usavano ancora i classici scarpini neri pesanti, di quelli con la tomaia spessa, mentre ora le scarpe in uso sono decisamente più modaiole, ma anche più leggere.

Per questo motivo sono considerate pericolose dall’allenatore: la scarpa non protegge bene il piede e basta un pestone ben assestato per provocare un infortunio.

Ma non solo. C’è stata un’evoluzione anche nella forma e nel numero dei tacchetti. Una volta erano tondi e “svitabili”, ora invece c’è chi indossa quelli fissi e lamellari e O’Neill non si spiega come sia possibile giocare così: “Alcuni dei nostri ragazzi sembrano messi su un paio di sci! Non riesco proprio a capire come possano stare in piedi”, si lamenta.

L’instabilità nell’equilibrio porta inevitabilmente ad altre conseguenze ed è per questo che l’ex giocatore indica nelle scarpe la causa principale degli infortuni moderni. Non è infatti un caso, secondo lui, che ci siano infortuni muscolari frequenti tra chi indossa questo tipo di calzatura, o si provochino danni articolari: è cambiata la corsa e quindi anche l’impostazione posturale (quella che si pensava fosse la causa dei guai fisici di Pato, per esempio).

Al Sunderland, perciò, nelle squadre giovanili vietano questo tipo di scarpe, ma non possono farlo con la prima squadra per un’ovvia questione di sponsorizzazioni. Intanto O’Neill continua a indossare scarpe da calcio tradizionali, provando a dare il buon esempio e combattendo come può la sua crociata. Ma il Dio Denaro, spesso, ha la meglio sul buon senso.

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