Chiuso il processo a Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa. Il pm aveva chiesto 3 anni. Lui: “non sono un ladro, ho agito solo per amore viscerale della Chiesa”

Paolo Gabriele e Papa Ratzinger

Un anno e sei mesi. Questa la condanna decisa dal tribunale vaticano per Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa accusato di aver trafugato carte riservate della Santa Sede.

Nell’ultima udienza, stamane, il pm Nicola Picardi aveva chiesto tre anni di reclusione per l’ex aiutante del Pontefice, considerando il capo di imputazione di furto aggravato (pena fino a quattro anni) e le attenuanti generiche (sconto di un anno).

L’avvocato di Paolo Gabriele, Cristiana Arru, aveva invece chiesto la derubricazione del reato da furto a appropriazione indebita e il conseguente rilascio dell’imputato.

Si è conclusa alle 10.15 l’ultima udienza del processo al maggiordomo, due ore dopo è arrivato il verdetto. La seduta era iniziata alle 9.10. Presente in aula, tra il pubblico, il padre dell’imputato. Dopo la requisitoria del pm e l’arringa della difesa, l’ex assistente di camera del Pontefice ha preso brevemente la parola.

“La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per amore esclusivo, direi viscerale, per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile (il Papa, ndr.). E’ questo che mi sento. Se mi devo ripetere, non mi sento un ladro” ha detto in aula.

Dunque la giustizia vaticana condanna l’ex maggiordomo del Papa per il furto di carte riservate, finite poi sui giornali e nel libro “Sua Santità”. Ma Paolo Gabriele potrebbe ora ottenere la grazia del Papa, come d’altronde ha già confermato il portavoce di Benedetto XVI, il quale ritiene questa soluzione del caso “molto probabile”.

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