Il Chino si confessa su Sky: “che orgoglio aver giocato con Ronaldo. La Juventus? Poteva vincere anche senza aiuti. Lo scudetto 2006 penso che l’hanno vinto loro”

Alvaro Recoba

Alvaro Recoba protagonista su Sky Sport 1 HD dell’appuntamento con “I Signori del Calcio”. L’attaccante uruguaiano del Nacional, ex Inter, Alvaro Recoba ha concesso un’intervista in cui estratti principali danno parecchi spunti di riflessione sulla sua storia all’Inter, ma anche sul calcio italiano di oggi.

L’esordio con l’Inter. “Ero orgoglioso di giocare insieme a Ronaldo, uno dei giocatori più forti che abbia mai visto. Al debutto stagionale dell’Inter tutta la gente era venuta per vedere lui e sono quelle partite dove dici “andiamo a vedere Ronaldo, vinceremo 3-4 a zero e sarà una festa”. Invece il Brescia è passato in vantaggio e noi facevamo fatica perché era la prima di campionato. Quando mancavano venticinque minuti Simoni mi dice di entrare. Alla seconda palla che ho toccato ho pareggiato, poi subito dopo c’è stata la punizione e anche se c’era Ronaldo che poteva calciarla l’ho tirata io. Quella partita ha segnato me ma anche tanti tifosi, perché quando mi incontravano mi hanno sempre detto “io c’ero alla partita contro il Brescia”.

Il rapporto con il presidente Massimo Moratti. “Avere la stima del Presidente mi ha certamente aiutato, ma io non ho mai approfittato di questa cosa. Ovviamente mi faceva piacere che lui parlasse bene di me, ma non facevo il lecchino per ottenere questo. Se lo faceva è perché lo sentiva così come era per me quando parlavo bene di lui, ma non ci guadagnavo niente, questa è la verità”.

La Juventus. “Contro la Juve avevi sempre rispetto per la squadra e per i giocatori che avevano e quando si diceva che loro vincevano con un aiuto, ti dico la verità, forse potevano vincere lo stesso anche senza queste cose. I giocatori sul momento non pensano che se fischiano qualcosa o succede qualcosa di particolare sia per un motivo, quando giochi non ti rendi conto di questo. Lo capisci dopo, quando è venuto fuori quello che succedeva, che chiudevano gli arbitri e altre cose. Poi, ognuno sa bene cosa ha fatto bene e cosa ha sbagliato”.

Lo Scudetto assegnato all’Inter. “Da parte mia penso che quello Scudetto l’abbia vinto la Juve perché aveva dei grandi giocatori e se hanno ricevuto degli aiuti saranno felici loro. Io so che il giocatore resta sempre il più onesto, dentro al campo e nel mondo del calcio. Quando è venuto fuori che lo Scudetto era stato assegnato all’Inter, ho pensato che i giocatori non lo sentissero come proprio”.

Rimpianti? “Forse il fatto di avere avuto un po’ di talento innato mi ha giocato un po’ contro perché mi sono accontentato di quello che avevo e questo a fine carriera sarà un rimpianto. Oggi per esempio non ho la stessa mentalità di quando ne avevo venti. Se avessi avuto prima questa mentalità sarebbe stato tutto diverso. Con gli anni ti rendi conto che tante cose ti servivano ed io ho fatto poco per migliorare quello che avevo di innato”.

Zanetti. “Con Javier abbiamo fatto tanti anni insieme e già a 22-23 anni era un toro e faceva tutto quello che deve fare un giocatore professionale, tutto. Io non conosco un altro giocatore che fa quello che fa lui. Perché oltre tutto lui faceva tutte le partite senza stancarsi mai”.

Vita da calciatori. “Noi calciatori siamo visti come se rubassimo lo stipendio, ma i sacrifici ci sono. Non andiamo a lavoro alle sei del mattino, ma io non ho mai avuto un fine settimana libero, come può averlo un ragazzo normale a venti anni”

L’Inter di oggi. “L’Inter è una squadra che punta sempre a vincere. Ogni giocatore che va all’Inter sa che deve andare a vincere lo Scudetto, come fai a dire al tifoso che arriverai terzo? Secondo me è difficile. Secondo me l’Inter, per quello che ha fatto, adesso ha un credito con i suoi tifosi e deve andare a riprendersi quello che ha fatto tre anni fa quando ha vinto tutto”.

Il futuro. “Io penso che a tutti i tifosi sia rimasto un ricordo di quello che ho fatto io. Secondo me quando sei a Milano non ti rendi conto di dove sei, te ne accorgi solo quando te ne vai. Mi auguro che un domani, tornando a Milano, mi riconoscano e si ricordino di me per quello che ho lasciato”.

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