Conclusa l’istruttoria dibattimentale del processo contro il procuratore generale di Messina per il dossier anonimo sul prof. Parmaliana: attesa adesso per il 29 novembre la sentenza della Corte di Reggio Calabria

il procuratore Franco Cassata

Giovedì scorso davanti al Giudice di Pace di Reggio Calabria, è ripreso il processo a carico del Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata, imputato di diffamazione pluriaggravata in danno della memoria del prof. Adolfo Parmaliana, commessa con la redazione e la divulgazione di un infame dossier anonimo.

Con la chiusura dell’istruttoria dibattimentale – si legge sul sito di Enrico Di Giacomo, è stato fissato il calendario per le udienze dedicate alle conclusioni delle parti e alla sentenza, che dovrebbe arrivare il 29 novembre prossimo.

E così – afferma l’avv. Fabio Repici, legale della famiglia Parmaliana – , a meno di tre anni dalla data in cui sporsi querela per conto della moglie di Adolfo contro i responsabili, allora ignoti, di quell’olezzoso documento, si avrà la sentenza di primo grado. Bisogna riconoscere che, con l’operato attento del Procuratore Pignatone e del sostituto Perrone Capano, che il 6 febbraio scorso trascinarono Cassata in giudizio, la macchina della giustizia per una volta ha funzionato. Del resto, lo stesso era accaduto con il processo a carico dell’altro magistrato barcellonese d’adozione, Olindo Canali, a marzo scorso condannato a due anni per la falsa testimonianza che aveva commesso ad aprile 2009 nel processo alla mafia barcellonese.

Nel fascicolo del processo a carico di Cassata (che incredibilmente è rimasto contumace: ha tanta poca fiducia nella giustizia il Procuratore generale di Messina?), per iniziativa dei suoi difensori, è addirittura entrato il librone patinato pubblicato nel 2004 per omaggiare il sessantesimo anniversario del famigerato circolo barcellonese Corda Fratres. Non mi ero sbagliato anni fa – mi sarà capitato di dirlo anche ad Adolfo – nel definire quella pubblicazione una memoria difensiva per Cassata. Ovvio, non potevo immaginare che i suoi avvocati mi avrebbero dato ragione.

E però, questa volta almeno, Cassata è stato sfortunato. Perché subito dopo la produzione di quel volume al Giudice di pace di Reggio Calabria, ecco che un terzo magistrato barcellonese, il dr. Francesco Di Maggio, una cui foto al fianco di Cassata campeggia nel libro-cimelio di Corda Fratres, è diventato il personaggio centrale, niente di meno, del processo sulla trattativa Stato-mafia.

E considerato che giusto giovedì pomeriggio – conclude l’avv. Repici – è stata divulgata dalle agenzie di stampa la notizia che un altro socio illustre di Corda Fratres e antico conoscente di Cassata, il barcellonese Rosario Pio Cattafi (ritenuto il “capo dei capi” nella tirrenica), avrebbe iniziato a collaborare con la giustizia a partire proprio dalla vicenda della trattativa Stato-mafia, chissà che il neo-pentito non abbia cose da raccontare pure su Cassata. Certo, per il Procuratore generale di Messina è davvero un triste finale di partita”.

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