La magistratura contabile stronca l’operato del governo Monti: “pensa solo ad aumentare le tasse ma l’austerity peggiora l’economia. Così non ci potrà essere nessuna ripresa”. Palazzo Chigi su tutte le furie e prova la replica

Mario Monti

“La somministrazione di dosi crescenti di austerità e rigore al singolo paese, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e di solidarietà, e soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela, alla prova dei fatti, una terapia molto costosa e, in parte, inefficace. E che, neppure, offre certezze circa il definitivo allentamento delle tensioni finanziarie. Questa spirale negativa è ben evidenziata dall’esame della situazione italiana. Ma, più in generale, essa appare proprio la conseguenza di una visione distorta e incompleta delle ragioni della crisi che l’Europa sta attraversando”.

Lo ha detto Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, in Parlamento di fronte alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Tg e giornali in queste ore parlano soltanto del caso Fiorito e lo scandalo corruzione nel Lazio – fatti di indubbia gravità – “dimenticando” guarda caso di soffermarsi l’attacco senza mezzi termini della Corte dei Conti nei confronti del governo Monti, con una relazione che boccia senza appello l’operato dell’attuale Esecutivo fondato soltanto sull’incremento delle tasse per risanare i conti pubblici. Una notizia che passa in secondo piano, perchè il pericolo di Grillo e l’antipolitica è un’ombra che inquieta la casta e così si vuol fare passare il messaggio che Monti ha salvato l’Italia ed è “cosa buona e giusta” fare una grande coalizione per sostenere la sua conferma al governo. Un’ammucchiata che, invece, vuole riciclarsi per restare al potere, celandosi dietro la faccia rigorosa dei tecnici.   

Eppure le dichiarazioni di Giampaolino, le conclusioni tratte dalla Corte dei Conti sullo stato delle cose in Italia, sono un chiaro messaggio al governo Monti e una cannonata alla linea economica dei tagli e delle tasse: così non va. La crescita zero, con gli italiani ridotti alla miseria – mentre “la casta” continua a godere dei suoi privilegi”, non può portare al rilancio del Paese.

I conti della magistratura contabile non fanno sperare a niente di buono. L’ottimismo del presidente del Consiglio Mario Monti viene polverizzato, stracciato in due: e l’immagine del Belpaese che se ne ricava è tutt’altro che rosea.

Giampaolino ha, in sostanza, evidenziato “il pericolo di un corto circuito rigore-crescita, favorito dalla composizione delle manovre correttive delineate nel Def: per quasi il 70% affidate, nel 2013, ad aumenti di imposte e tasse”. Una bocciatura a 360 gradi che ha mandato su tutte le furie Palazzo Chigi che, in una nota ufficiale, si è poi subito affrettato a ribattere che l’80% delle riforme varate dal governo sono già operative. Che il governo tecnico stesse affamando l’Italia con le tasse non è certo una scoperta.

Da mesi, infatti, le associazioni di categoria vanno lamentando un eccessivo inasprimento della pressione fiscale. Secondo le stime della Confcommercio, si sarebbe arrivarti al record mondiale del 55%. D’altra parte non appena i tecnici hanno messo piede al governo non hanno fatto altro che tassare il tassabile. Un’imposta qui, un balzello lì. E la pressione fiscale è balzata alle stelle. Non per niente, come dimostrano i dati della Corte dei Conti, la spesa delle famiglie si è contratta a metà del 2012 del 4%. Un dato che, secondo Gianpaolino, è “presumibilmente destinato a peggiorare nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2013”. Secondo il numero uno della magistratura contabile, infatti, “dosi crescenti di austerità e rigore al Paese, in assenza di una rete protettiva dicoordinamento e solidarietà, e soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale”, si rivela “una terapia molto costosa e in parte inefficace”. In audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Gianpaolino ha bocciato la “cura” del governo Monti dal momento che non offre nemmeno certezze sul “definitivo allentamento delle tensioni finanziarie”.

Una stroncatura talmente perentoria che ha mandato tutte le furie il governo.”Più che un corto circuito c’è una compatibilità tra rigore e crescita”, ha replicato a stretto gito il ministro dell’Economia Vittorio Grilli spiegando che “la crescita senza rigore è come costruire una casa sulla sabbia”. Non solo. Anche Palazzo Chigi ci ha tenuto a sottolineare che “delle sette riforme del governo resta in fase di attuazione solo il 20% delle norme”.

Secondo lo studio compilato dalla Corte dei Conti, il calo del prodotto interno lordo indicato nella nota di aggiornamento al Def è stimato al 2,4% contro il -1,2% del Def di aprile. Sorprende, tuttavia, la diminuzione dell’1% del prodotto anche in termini nominali: un risultato eccezionalmente negativo che, storicamente, si era verificato solo nel 2009, l’anno centrale della grande recessione. “Nel 2013 si registrano minori entrate complessive per oltre 21 miliardi rispetto a quelle previste – ha spiegato Gianpaolino – di questi poco più di 6,5 miliardi sono riconducibili al superamento dei previsti incrementi dell’Iva (almeno fino al giugno 2013), ma la flessione delle imposte dirette (-7,4 miliardi) e dei contributi sociali (-2,3) è da imputare ad una caduta del pil molto superiore al previsto”. Insomma, la “cura” di Monti non funziona. Non solo non mette in riga i conti pubblici, ma deprime pure i consumi e i risparmi delle famiglie che si vedono strozzate dalle tasse.

Si potrebbe riassumere tutto in una frase: sopra la gente la casta campa, sotto la casta la gente crepa. Il Berlusconismo era certamente il male, Monti altrettanto sicuramente non è la cura. E così l’Italia affonda, come prima e peggio di prima.

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