Il Cavaliere non vuole scoprire le sue carte e mentre lui riflette se candidarsi alle elezioni del 2013, il partito è ormai spaccato da tensioni, polemiche, liti e scandali

Silvio Berlusconi

Si candida o non si candida. Interrogarsi su ciò che farà Silvio Berlusconi da qui a fine anno rischia di essere esercizio inutile.

Soprattutto è molto difficile e dunque assai improbabile che Berlusconi scopra le carte prima di aver visto quale sarà la legge elettorale , quale sarà l’esito delle primarie nel Pd, cosa farà veramente Mario Monti e, soprattutto, quali saranno gli impegni che Francoforte e Bruxelles chiederanno all’Italia.

E non inciderà nemmeno il clima rovente che si respira ormai all’interno di un partito, il Pdl o quel che ne resta, che è spaccato e lacerato da tensioni, polemiche, liti e scandali, e che si p di fatto diviso da tempo in delle correnti interne. La faida tra ex forzisti ed ex missini non schioda il Cavaliere dal suo silenzio strategico. Una riflessione tattica che mette in conto pure di arrivare ad una decisione quando il Pdl non esisterà più, per fondare un nuovo partito (ammesso che il Pdl lo sia mai stato..) sulle ceneri del Predellino.  

Il riassunto dei silenzi del Cavaliere vale molto di più dei contorcimenti dei tanti parlamentari che minacciano uscite, partiti, scissioni e che poi finiscono ogni volta per lasciare palazzo Grazioli «convinti» di essere ancora nelle mani del Cavaliere. E’ un po’ il film che è andato in scena l’altra sera quando lo stato maggiore del Pdl si è ritrovato per affrontare i minacciosi proclami degli ex di An, ed è accaduto di nuovo ieri mattina quando l’ex ministro Stefania Prestigiacomo è uscita, dopo un’ora di colloquio, con le lancette dell’orologio indietro di diciotto anni e pentita, o quasi, di aver minacciato l’uscita dal Pdl.

Non c’è dubbio che l’attesa per ciò che farà il Cavaliere ricorda il clima di incertezza che precedette il ’94, ma dopo tanti anni il meno appesantito sembra essere proprio Berlusconi che ieri si è concesso più di un’ora di bagno di folla visitando a palazzo Venezia una mostra dell’antiquariato.

A rincuorarlo sarà stata la dieta, la vittoria del Milan a San Pietroburgo o la lotta fratricida in corso nel Pd, ma l’umore dell’ex premier è tornato quello di sempre, così come le doti da grande persuasore. E così la Prestigiacomo non solo ritrova la carica per sostenere che Berlusconi «ha un chiaro progetto per risvegliare passioni ed entusiasmi», ma promette di ritrovare spazio nella sua agenda anche per sostenere la candidatura in Sicilia di Nello Musumeci.

D’altra parte non ci voleva la Prestigiacomo per convincere Berlusconi che il Pdl è da archiviare. Quel nome, e soprattutto quella sigla, al Cavaliere non sono mai piaciute, al punto da essere convinto che «porti male». Ovviamente, al di là delle promesse di una solenne rifondazione del centrodestra, della cacciata dei mercanti dal tempio e del rinnovamento della politica, Berlusconi non è voluto andare dando appuntamento a tutti appuntamento tra un mese.

Lo spirito del ’94, o la chimera di quella stagione, si ritrova quindi nella bocca cucita e nei progetti tenuti gelosamente coperti anche ai fedelissimi che a palazzo Grazioli interrogano il Cavaliere sul futuro del centrodestra, come un oracolo.

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