Sette italiani su dieci sono favorevoli al carcere per gli evasori. Pena detentiva per chi non paga le tasse

gli italiani vogliono il carcere per gli evasori

Evasione fiscale, tutto come sempre. E’ in estrema sintesi la conclusione del Rapporto Eures 2012 sul “nero” in Italia, che fotografa la situazione di 52 categorie di lavoratori, analizzando un campione casuale di 1.225 italiani disseminati in 19 regioni, 94 province e 367 comuni.

Il quadro che ne esce – come riporta Adnkronos – è sconfortante: “tra il 2004 e il 2012 la propensione degli artigiani, dei liberi professionisti e dei commercianti a non rilasciare scontrini, fatture o ricevute non segna alcun passo indietro -afferma il rapporto- confermandosi l’evasione fiscale uno dei principali ostacoli al risanamento economico dell’Italia. Nonostante il 2012 registri per quasi tutte le categorie osservate una flessione dei comportamenti fiscalmente illeciti rispetto al 2007, anno che presenta i valori piu’ alti, le percentuali riscontrate si riallineano infatti a quelle del 2004, replicando l’immagine dell’evasione fiscale fissata nel decennio precedente”.

C’e’ di piu’: per alcune delle figure analizzate “il tasso di illegalita’ fiscale risulta addirittura in costante aumento: cio’ avviene ad esempio per le ripetizioni scolastiche (con l’89% delle prestazioni in nero nel 2012, rispetto al 79,4% nel 2007 e al 69,4% nel 2004), per i dentisti (34% nel 2012, a fronte del 32,9% nel 2007 e del 27,7% nel 2004) e per i medici specialisti (34%, rispetto al 26,7% del 2007 e al 25,5% del 2004), segnalando come l’assenza di misure di contrasto efficaci abbia contribuito a far radicare tale patologia”.

Se la palma di evasore supremo spetta a chi fa lezioni private, le cosiddette ripetizioni, resta sempre ben saldo il luogo comune del riparatore domestico come evasore classico: appartiene a queste categorie la piu’ ampia quota di evasione fiscale, “superando il 60% le prestazioni non regolarmente fatturate tra i giardinieri (67,3%), i falegnami (62,8%), gli idraulici (62%), i fabbri (60,2%) e i muratori (60,1%), e attestandosi al 57,3% tra i tappezzieri, al 57,1% tra gli elettricisti e al 56,7% tra i parchettisti/pavimentisti. Soltanto tra gli antennisti (42,1%) e gli installatori di impianti di riscaldamento o condizionamento (18%) tale percentuale risulta minoritaria”.

Altra categoria che conferma la vox populi e’ quella dei commercianti e ristoratori: l’Eures definisce l’evasione nel settore commercio “quasi fisiologica”, e addirittura “patologica” nella ristorazione. In cima alla graduatoria dei commercianti evasori si collocano i bar (che non hanno rilasciato scontrino o ricevuta nel 17,8% dei casi, a fronte del 9,9% del 2004), seguiti da ristoranti, pub e pizzerie (17,2%, contro il 10,9% del 2004) e da rosticcerie e pizzerie al taglio (15,8%, contro il 7,9% del 2004).

Quanto alla distribuzione territoriale, la gran parte si colloca al centro sud, anche qui confermando una sensazione diffusa. A ricevere meno scontrini, inoltre, sono i giovani: nella “maggior parte delle categorie osservate si rileva inoltre un comportamento irregolare piu’ frequente con una clientela giovane (con meno di 30 anni), registrando invece la piu’ elevata correttezza fiscale i clienti di 60 o piu’ anni”.

L’unico segno di cambiamento rilevato dall’Eures e’ la crescita del giustizialismo fiscale: 7 italiani su 10 sono favorevoli al carcere per gli evasori, quota che si riflette sulla generalizzata sfiducia nell’azione di contrasto del governo, definita “inefficace” dal 63% degli intervistati.

Stando a quanto rivela infine il rapporto, il 55% degli intervistati esprime un giudizio negativo sull’operato di Equitalia, mentre appena il 21% dichiara di apprezzarlo ed il 24% non esprime un giudizio di valore al riguardo (definendolo ”ne’ positivo ne’ negativo”). Il giudizio prevalentemente negativo si conferma in tutte le aree geografiche (60,6% al Centro, 54,5% al Nord e 51,9% al Sud), raccogliendo le piu’ forti adesioni tra i lavoratori autonomi (67,2% dei giudizi negativi) e tra i disoccupati (66,7%).

Sono soprattutto i disoccupati ad auspicare la chiusura di Equitalia (con il 52,9% delle indicazioni), seguiti dai lavoratori autonomi (con il 34,8%), mentre il 50% degli under 30 auspica un suo potenziamento.

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