Zuckerberg: “Nessuno è solo. Siamo qui per unire”. E il guru hi-tech fa l’umanista: “traguardo che mi dà gioia”

Mark Zuckerberg

I numeri sono da capogiro e il guru adesso li trasforma in una sorta di “missione sociale”. Con la diffusione degli smarphone, Facebook è diventata l’applicazione più utilizzata. Seicento milioni di persone in tutto il mondo si collegano a Facebook dal cellulare.

Da record anche gli altri numeri: 1,13 trilioni di Mi Piace, 140,3 miliardi di connessioni di amicizia, 219 miliardi di foto sono state condivise sul social network da quando fu fondato nel 2004. Ogni giorno su Facebook sono caricate più di 300 milioni di foto e oltre 235 milioni di persone usano i giochi sulla piattaforma ogni mese.

“E’ un momento per onorare le persone a cui offriamo il nostro servizio. Penso che abbiamo fatto qualcosa di importante per questa occasione. Per la prima volta in assoluto nella nostra storia, abbiamo fatto qualcosa di grande per esprimere chi siamo e qual è il nostro ruolo nel mondo”, ha sottolineato Zuckerberg.

Evidente la virata verso un profilo quasi umanistico, chiaramente distinguibile da quello rampante dei giorni della recente quotazione in Borsa (con successivo tracollo dei corsi azionari al Nasdaq dopo l’ipervalutazione all’Ipo). “Facebook significa molte cose diverse per molte persone differenti. Un miliardo di persone differenti. Ma chi siamo è qualcosa che ha a che fare con i nostri valori, con la nostra missione. Crediamo che la necessità di aprirsi e connettersi è ciò che ci rende umani. E’ ciò che ci unisce. E’ ciò che dà significato alle nostre vite”, ha detto Zuckerberg.

COMPITO SOCIALE – “Facebook non è il primo servizio che le persone hanno inventato per connettere” ha spiegato il fondatore. “Facciamo parte di una ricca tradizione di persone che creano strumenti per unirci. Oggi quindi celebriamo questa tradizione. Onoriamo l’umanità formata da persone a cui offriamo questo servizio, e onoriamo tutte le cose che le persone fanno quotidianamente per unirci – sono le parole scelte con cura per corroborare questa svolta filosofica e riflessiva, lontana -. Sedie, campanelli, aerei, ponti, giochi. Queste sono tutte cose che ci connettono. E’ facile dimenticare il motivo per cui facciamo queste cose. E’ facile sentirsi isolati. E’ facile sentirsi soli. Quindi forse il motivo per cui facciamo queste cose è per ricordarci che non siamo soli”.

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