Sicilia al voto, l’occasione da non perdere

Il 28 ottobre le elezioni regionali: l’astensionismo non serve, è un’azione tutt’altro che sovversiva. C’è bisogno di una scelta ragionata, di “rottura” con il passato. Gli errori insegnano ma non possono più perpetuarsi.

In Sicilia si vive la stagione del corteggiamento sfrenato: in corso una girandola di incontri, feste, riunioni, appuntamenti e…sms. Per l’appunto l’ultimo, di qualche giorno addietro, recitava: “Sollecitato dagli amici (chi, non è dato saperlo) ho deciso di candidarmi alle prossime regionali nel XXX con XXX. Grazie per il sostegno che puoi darmi”.

Adesso, poiché, il mittente di suddetto messaggio è un personaggio politico (s)visto da chi scrive circa 6 e 4 anni fa, guarda caso in occasione di elezioni, è lecito arrivare ad intravedere analogie abbastanza azzeccate con il mondo animale in cui vige la legge della sopravvivenza. Ecco. La sopravvivenza politica è per certi, troppi, aspiranti agli scranni regionali, l’unico e vero “impegno” (promesso e mantenuto) che, però, non si dà principi valoriali né si pone limiti per la tutela della propria e altrui dignità.

Insomma, non si guarda in faccia nessuno, ma, in compenso, si ha una gran faccia tosta.

Vorremmo poter rassicurare i nostri “vecchi” e “soliti” candidati ricordando loro che non esiste solo un mestiere, anzi “il” mestiere. Si può fare altro, decisamente.

Purtroppo, però, non se ne ravvedranno, la giostra del riciclaggio politico (che nulla ha a che vedere con quello dei rifiuti, seppur di roba da buttare ce ne sia) è uno dei passatempi preferiti: non si fa in tempo a vederli sparire che, poi, ricompaiono più forti di prima con un elevato tasso di eccitamento populista, invasamento demagogico à gogo e improbabili tendenze autonomiste.

Le prossime elezioni regionali sono una grande occasione per realizzare un effettivo rinnovamento, ma gli unici fautori di quella rivoluzione che potrebbe realmente risollevare le sorti della nostra terra, sono i siciliani. Come? Con il voto. Un voto che però non sia il risultato di un misero servilismo o di salde relazioni clientelari, bensì la strategia per disarcionare un sistema/sanguisuga, parassita da sempre. Quello che occorre non è l’astensionismo, azione tutt’altro che sovversiva.

I siciliani devono fare una scelta ragionata, di “rottura” con il passato. Gli errori insegnano, è vero, ma non possono perpetuarsi.

Risanare il tessuto connettivo della democrazia è ancora possibile. Il diritto di voto è un dovere civico e lo strumento che potrà cambiare lo status quo.

Non perdiamo l’opportunità di una grande restituzione.

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