L’editore e giornalista siciliano fatto oggetto di offese con una scritta sul campanello degli uffici della casa editrice

Davide Romano
Davide Romano

Ogni giorno la vita di ognuno di noi prende una strada la cui fine, quasi sempre non è mai il frutto delle nostre intenzioni. Potremmo affannarci in un arduo compito e non riuscire a svolgerlo, mentre e con estrema facilità, il giorno dopo rischieremmo di trovarci davanti al nostro obbiettivo quasi per caso.

Eppure il caso in questa vicenda sembra essersi voltato da tutt’altra parte, quasi scacciato da un vento che, tristemente, vola, colpisce e lascia una lunga scia di sangue sulla sua strada. Il vento dell’intolleranza razziale che non sembra sopire mai e, come lo scirocco, a volte si alza, e sconvolge le menti degli uomini, anche di quelli che sembrano essere immuni ai suoi folati.
Quel vento afoso e intollerante che toglie il respiro ha bussato qualche giorno fa alle porte della Casa editrice “La Zisa” di Palermo e con ignominia e incuranza ha imbrattato il campanello con un turpe messaggio dal chiaro avviso antisemita indirizzato al giornalista e scrittore siciliano Davide Romano.

Il paranoide autore della scritta “Romano cornuto ebreo di merda” ha utilizzato un pennarello indelebile per esprimere l’acme del suo pensiero della cui impudicizia culturale, probabilmente, è un convinto ed eccelso fautore, chiamato dal favore delle tenebre ad esprimere in sozze vergate ciò che il blando neurone consigliava alla di lui mano.

Vorrei non aver mai letto questa notizia, ma purtroppo tutto ciò è successo, e non posso permettere alla mia coscienza di esprimere il sentimento di sdegno che provo nel commentare tale atto così vile. Perché la viltà si nasconde nell’ombra e opera a braccetto della calunnia senza curarsi se le sue vittime hanno una storia sociale e una cultura. Noi non possiamo voltarci e fare finta di nulla credendo che sia un episodio isolato da non tenere nemmeno in considerazione.

Molti Italiani fecero così durante gli anni del fascismo quando furono promulgate le leggi razziali e quel “non dire” e “far finta di niente” costò la vita a milioni di Ebrei. Ciò che successe a quegli uomini potrebbe succedere a chiunque, cristiano o musulmano, taoista o confuciano.
E’ tutta lì la questione che divide la mente dell’uomo e che lo distrugge in una guerra perenne alla razza o alla religione dell’altro.

Perché tanti rifiutano la cultura del prossimo senza prendere la briga di avvicinarsi ad essa anche solo per curiosità? Dobbiamo nel ventunesimo secolo chiudere le porte al mondo senza capire che il mondo ormai non ha più porte?

Se io dovessi utilizzare un ragionamento meramente utilitaristico quasi economista, sicuramente mi siederei a tavola con un musulmano, un protestante, un ebreo, un indù, ecc… ecc… Alla fine sicuramente dovrei alzarmi per aggiungere un posto ad uno sciamano di chissà quale tribù dell’Amazzonia.

Lo spirito di questi anni non va certamente verso la ghettizzazione delle minoranze, ma si apre al mondo, anzi ha fame di condivisione culturale, sicuramente maggiore della voglia involutiva dell’autore dell’insulto a Davide Romano.

Ricordo sempre un giovane ragazzo dello Sri Lanka che da musulmano, ogni qual volta si recava a fare le pulizie in casa di mia madre, cominciava sempre spolverando un quadro di Gesù appeso in cucina. Incuriosito da tanta solerzia gli domandai la ragione per la quale il suo compito iniziasse proprio da lì. Ebbene, sorridendomi con bontà, Ruben mi confidò che aveva notato la devozione della padrona di casa verso quel quadro, per cui, essendo per mia madre la figura di Gesù importante, si sentiva in dovere di rispettare tale sentimento iniziando il suo compito proprio da lì.

Quel ragazzo musulmano mi ha dato una grande lezione di umanità e coerenza intellettuale anche con uno spolverino in mano e senza che nessuno glielo avesse mai imposto.
Forse sarebbe il caso di costruire tavoli più grandi oppure cercare la grandezza della condivisione nel rispettare le idee dell’altro, sicuramente ne uscirebbe arricchita la nostra umanità.

Essere solidale a Davide Romano, (che curiosamente non è neanche di religione Ebraica) al di là della splendida persona impegnata con onestà nel difficile mondo dell’editoria accoglie un’esigenza morale al quale nessuno dovrebbe sottrarsi, poi magari cercheremo di capire se tale “accusa criptica” come ha dichiarato Romano è degna di una, forse oscura o fin troppo chiara, spiegazione.

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