Il comico genovese: “la cultura meridionale è una piaga dell’Italia”. Poi ritratta: “io non ho mai detto certe frasi sul Sud”. Ricordiamogli due-tre cosette sulla vera storia

Paolo Villaggio

Per un napoletano che ha studiato (Nino D’Angelo), un genovese che non ha fatto tesoro degli errori. Paolo Villaggio, nel corso di un’intervista a CalcioNapoli24, si è visto costretto a tornare sulle sue dichiarazioni post-alluvione di Genova e ha rincarato la dose finendo con mandarsi letteralmente a quel paese con il giornalista Dino Viola che vi si confrontava.

Esplicita la domanda: Dopo l’alluvione di Genova lei ha detto: “I liguri hanno la presunzione di essere una cultura anglosassone diversa dalla cultura sudista borbonica, che è la piaga di tutta l’Italia”. Non le sembra fuoriluogo ed ingenerosa questa dichiarazione? Ci motiva il nesso tra la disgrazia e i Borbone?”.

Paolo Villaggio ha risposto così: “Noi sfortunatamente abbiamo avuto una cultura e l’abbiamo imparata dai Borbone, l’abbiamo imparata dalla mafia siciliana, dalla ‘ndrangheta calabrese e voi in casa avete una camorra che non scherza. Quindi lasci perdere ingenerosa. Si faccia un giro per Napoli con un turista inglese quando c’è la monnezza e poi senta i commenti. Lei capisce che Napoli è una grande capitale ma è diventata una città, purtroppo, più criticata. Una vergogna assoluta. La cultura borbonica l’ha presa la politica italiana. Io ho ottant’anni e non me ne frega un cazzo, ma c’è bisogno che i giovani di Napoli e del sud capiscono che devono liberarsi da quel cancro maledetto. (…) “La cultura dei Borbone era solo mafia”. Dichiarazioni che hanno fatto alzare i toni della conversazione e chiudere nettamente l’intervista.

Villaggio continua nell’equivoco di fondo, e cioè a pensare che l’Italia l’abbiano unita (con la forza) i Borbone e non i Savoia, a pensare che l’Italia è napoletanizzata mentre è piemontesizzata. Un grande uomo di cultura qual’è Philippe Daverio, che non è certo meridionale, dice che lo Stato ha fallito in confronto ai Borbone. La cultura mafiosa di cui parla Villaggio non è certo borbonica, visto che Garibaldi si fece dare una grossa mano da mafia e camorra, avversarie dei Borbone, per risalire la penisola. Piccole organizzazioni di quartiere sostituite da quel momento allo Stato che al Sud non ha mai veramente messo piede.

La risposta, il comico genovese se la da da solo: Napoli è diventata una città criticata proprio da quel momento mentre prima era la capitale, e non solo del Sud. E la politica italiana non ha preso alcuna cultura borbonica ma semmai il burocratismo piemontese.

La tutela del territorio era una priorità dello Stato borbonico, devastato ad esempio dall’applicazione a tutto il Paese dello Statuto Albertino che, essendo tarato per il territorio piemontese a bassissimo rischio sismico, non prevedeva norme edilizie antisismiche e di contrasto alle calamità naturali. Il Sud ne rimase improvvisamente sprovvisto e le conseguenze si palesarono molto presto poichè, secondo la cultura governativa sabauda, non era compito dello Stato preoccuparsi del soccorso per le popolazioni sinistrate. L’Italia che frana, tra torritorio e monumenti, è conseguenza di quegli errori mai veramente riparati.

La smetta, insomma, di parlare di cultura (borbonica) alludendo a sottocultura senza essere acculturato in materia e senza conoscere veramente la differenza tra cultura borbonica, fatta di arte e difesa attiva del territorio, e cultura piemontese basata sul militarismo e sulle spese belliche che necessitavano di risorse da incamerare, comprese quelle del Sud. Se l’Italia è famosa nel mondo per essere truffaldina è perchè è nata da una truffa. Piemontese, non Napoletana. La cultura è cultura ed è napoletana la sola aristocrazia europea d’Italia, è meridionale la lingua italiana nel mondo, la buona cucina e il buon gusto. Questo ha preso l’Italia da Napoli e dal Sud ma non vuole prenderne atto.

Solo in una considerazione Villaggio ha in parte ragione: i giovani di Napoli e del Sud devono capire che bisogna liberarsi di un cancro maledetto. Gran parte ne farebbe volentieri a meno, ma se lo Stato non fa la sua parte al Sud, lasciandolo in mano alle mafie, non possono essere i cittadini onesti a dover andare in guerra contro la malavita organizzata, quella che, rubando il futuro a tutti, dà da mangiare ai disoccupati. Perchè questi dovrebbero decidere di morire di fame?

Insomma, un Villaggio tra ignoranza cronica e demagogia pura. E pure presunzione visto che, a differenza dell’umile Nino D’Angelo, ha snobbato tutte le precisazioni dopo il suo “peccato originale”. Anche in questo la napoletanità ha vinto, ancora una volta.

A questo punto, dopo l’intervista rilasciata alla vigilia dell’incontro di calcio Sampdoria-Napoli e terminata con un forte scontro di opinioni nato dalle sue dichiarazioni rilasciate a SKYtg24 al tempo dell’alluvione di Genova, la posizione di Paolo Villaggio rispetto alla responsabilità esclusiva del Sud rispetto al disastro italiano meritava di essere chiarita.

E così, nel corso del programma “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte, abbiamo contattato l’attore genovese che, remissivo e cauto, ha negato l’evidenza (documentata). Ne è comunque venuto fuori un confronto dialettico molto interessante, interrotto per esigenze di programmazione non prima di aver fornito a Villaggio degli spunti di riflessione. Speriamo ne faccia tesoro, e non solo lui…

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