È la prima causa di mortalità per tumore tra le donne ma un’importante scoperta potrebbe adesso aiutarle

nuova speranza nella lotta al tumore al seno

E’ il male forse più terribile per una donna e ne colpisce una su dieci nell’arco della vita. Solo in Italia sono diagnosticati circa 37mila casi, 152 ogni 100mila donne. E’ il tumore al seno, la patologia oncologica più frequente nel sesso femminile e la prima causa di mortalità per tumore tra le donne con un tasso del 17 per cento di tutti i decessi.

Ora, però, una nuova scoperta accende le speranze. Gli scienziati della Washington University School of Medicine sono riusciti ad individuare quattro classi principali del tumore al seno. La possibilità concreta, grazie ai dettagli biologici rilevati, è di concepire trattamenti più efficaci e specifici. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature e coordinata da Matthew Ellis della Washington University School of Medicine, ha analizzato la massa tumorale di 825 pazienti. “Con questo lavoro – spiega Ellis – siamo in grado di scoprire quali farmaci funzionano meglio per i pazienti in base al profilo genetico del loro tumore”.

Lo studio americano su questa malattia tipicamente femminile ha evidenziato, in particolare, le similitudini tra una delle quattro classi di cancro al seno, denominato “Basal-like” e i tumori ovarici. I tipi e le frequenze di mutazioni genomiche erano infatti in gran parte le stesse. “La possibilità che i due tipi di cancro possano essere trattati allo stesso modo – afferma il professore della Washington University School of Medicine – è intrigante ed ha bisogno di essere esplorata”. La strada verso la vittoria contro questa patologia oncologica è ancora molto lunga. Nel decisivo campo della prevenzione, comunque, altre scoperte si mettono in evidenza. Consolidate certezze, come la mammografia, l’esame più importante per la diagnosi del carcinoma del seno, e il controllo dei sintomi più comuni (noduli, gonfiori, dolori, irritazioni o arrossamenti del seno e della zona del capezzolo), non sono più sole.

Recentemente scienziati australiani hanno identificato la maniera in cui le cellule del cancro al seno disattivano il segnale che ordina al sistema immunitario di combatterle. Le cellule cancerose si ‘nascondono’ nel flusso sanguigno e si diffondono attraverso il corpo. “La scoperta – sostiene l’oncologa Belinda Parker a capo del team di ricercatori del Peter MacCallum Cancer Centre e del Monash Institute of Medical Research – offre la chiave per impedire che il tumore si diffonda fino alle ossa. Speriamo di usare terapie esistenti e nuove per ripristinare la funzione immunitaria e prevenire la diffusione del cancro”. In particolare i tentativi di riattivare il gene IRF7, un tipo di proteina che combatte i virus e i batteri, sono stati sperimentati sui topi di laboratorio. Ci sarà bisogno di ulteriori verifiche prima che nuove terapie possano diventare trattamenti di routine.

Il tumore al seno è solo una parte della battaglia che la ricerca oncologica sta combattendo da anni. I dati su questa malattia, che nasce sempre da mutazioni geniche del delicato meccanismo di riproduzione delle cellule, sono allarmanti. L’Associazione italiana di oncologia medica segnala che nel 2012 sono aumentati di 4mila unità i pazienti affetti da cancro, arrivando a 364mila l’anno. E’ la seconda causa di morte nel nostro Paese, preceduta soltanto dalle malattie cardiovascolari. Secondo le statistiche, sono gli uomini ad essere messi peggio. Il 56%, infatti, contrae un tumore, mentre le donne hanno migliori percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi. Tra tutte le forme di cancro, la neoplasia più comune rimane quella al colon-retto, con più di 50mila casi l’anno, mentre il triste primato per la mortalità va al cancro al polmone.

Le cause principali di questo tipo di patologia sono ormai note a tutti, dall’esposizione a sostanze chimiche cancerogene presenti nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e nell’aria che respiriamo alle radiazioni ionizzanti, dai raggi X usati per scopi medici alle emissioni radioattive prodotte dagli esperimenti atomici e dagli impianti nucleari. Sono molto diffuse, perfino presso l’opinione pubblica, alcune conoscenze sugli stili di vita in grado di ridurre il rischio di contrarre il cancro. La dieta, l’inattività fisica e l’obesità sono collegate a circa il 30–35% delle morti. Il fumo in qualsiasi quantità come l’alcool al di sopra di valori modici aumentano significativamente la possibilità di ammalarsi di tumore, così come il consumo eccessivo di carne rossa. Sono a rischio tutti i prodotti animali conservati mediante nitrati o nitriti (pesce, carne, salumi).

La diversità e il numero delle neoplasie, secondo molti ricercatori, non fanno pendere verso l’ottimismo l’ago della bilancia. “Il cancro si diffonde con un’incidenza del 4 per cento l’anno e il costo delle cure dal 2002 è aumentato del 400 per cento – afferma l’oncologo Antonio Marfella, responsabile dell’Isde (International Society Diseases for the Environment) – entro il 2016 è prevista l’introduzione di 85 nuovi farmaci, costosissimi, per la cura dei pazienti”. E le prospettive non sembrano positive. “Oggi anche chi guarisce in realtà è sempre a rischio e si trova in una condizione di debolezza rispetto agli altri individui – continua Marfella – ecco perché dobbiamo unire le forze puntando sulla riqualificazione ambientale attraverso le bonifiche”.

La speranza non ha abbandonato il campo nella lotta contro il tumore. Anzi, negli ultimi anni sta conquistando spazio. E l’elenco delle buone notizie comincia ad allungarsi vistosamente. Il 26 giugno del 2000 per l’oncologia ha segnato un vero e proprio momento di svolta. Si conclude, infatti, il Progetto Genoma Umano, la pubblicazione della mappa completa del genoma umano. Sulla base di questo risultato lo scorso decennio ha visto moltiplicarsi i farmaci cosiddetti intelligenti, disegnati sulla base delle conoscenze dell’oncologia molecolare per colpire target cellulari precisi. La “rivoluzione genetica” contribuisce anche a una migliore determinazione della prognosi dei singoli tumori nel singolo individuo. Con diagnosi sempre più precoci.

Non mancano strade che cominciano a raccogliere frutti importanti. E’ il caso della teoria evolutiva applicata al cancro. Si parte dall’assunto che avviene all’interno del corpo umano ciò che avviene in natura a livello di specie animali e vegetali. Dunque la mutazione delle cellule da sola non basta. Bisogna che la spinta ambientale all’interno dell’organismo favorisca il cancro perché questo si sviluppi. Nel campo delle metastasi, l’analisi sulla base della teoria della selezione ha permesso di scoprire che le cellule di un certo tumore vanno a colonizzare un certo tipo di organo lontano in relazione all’ambiente di cui hanno bisogno per esprimere al meglio le loro caratteristiche maligne. Un altro campo di ricerca molto promettente è quello dell’imprinting ambientale: le cellule tumorali, che nascono in un ambiente a basso contenuto di ossigeno, consumano zuccheri per nutrirsi con un processo metabolico particolare, la glicolisi aerobica. Allo studio farmaci in grado di bloccare la glicolisi aerobica e quindi di uccidere le cellule tumorali, dovunque si trovino nell’organismo e qualunque caratteristica abbiano assunto nel frattempo.

Se la sperimentazione di nuovi famaci ha tempi lunghi, dai 10 ai 12 anni per passare dalla prima idea alla commercializzazione della cura, uno dei fronti più recenti è la terapia virale. Un anno fa gli scienziati dell’università di Ottawa, infatti, hanno ottenuto risultati incoraggianti da una sperimentazione clinica in cui, per la prima volta, una terapia anti-tumorale a base di un virus parente del vaiolo, iniettato per via endovenosa, si è dimostrata efficace nell’attaccare solo le cellule malate, lasciando invece intatti nell’uomo i tessuti sani. Nuovi scenari, soprattutto per la cura del tumore al pancreas, si aprono anche con la terapia neoadiuvante, che prevede l’integrazione della chirurgia, oggi sempre più efficace, con i trattamenti chemio e radioterapici, specie in fase preoperatoria. L’incremento della sopravvivenza a 5 anni è di più del 20%. Progetti, investimenti, risorse umane. Le frecce all’arco della ricerca sono tante, ma per vincere la guerra contro il cancro ci vorranno armi più pesanti.

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