Cosa cerca chi fa uso di sostanze stupefacenti? In che modo ci si comporta di fronte agli enormi paradossi della droga legale e legalizzata, come l’alcol o il gioco d’azzardo, che spesso viene addirittura sponsorizzato?

la dipendenza dalle droghe

Le dipendenze in una società sempre più frenetica, che non riesce nemmeno a fermarsi un istante a riflettere sui problemi di tante, troppe, persone. Un’inchiesta sul tema è stata fatta dal blog “Cado in piedi”, che ha intervistato due operatori sociali di una cooperativa che lavora sul recupero delle persone cadute nella “rete” della dipendenza.

Silvia Longo (autrice di Il tempo tagliato, edito da Longanesi) e Giuseppe Fabbro, raccontano la loro esperienza personale maturata negli anni a contatto con coloro che soffrono di problemi di dipendenza.

Come sono cambiate le dipendenze? Che sollievo cercano le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti?

Lavoriamo in una cooperativa sociale per il recupero di persone in grave disagio, soprattutto, anzi nello specifico, persone dipendenti da sostanze pesanti, quindi eroina, cocaina, alcol, cose chimiche, sostanze chimiche. All’inizio avevamo più ribelli verso la società; oggi le dipendenze sono cambiate perché sono persone che hanno difficoltà a stare dietro ai tempi, ai ritmi, dietro ai modelli che vengono proposti e quindi ci sono delle difficoltà soggettive proprio di vivere, fanno fatica proprio a vivere.

Ricercano in queste sostanze della forza, degli argomenti che non hanno e cadono nella dipendenza. L’eroina solitamente viene usata come ansiolitico soprattutto, perché ci sono degli stati d’ansia molto alti e l’eroina alle volte la prendono in modo fortuito e poi ci accorgono che è molto efficace verso l’ansia… la cocaina è per sentirsi all’altezza, sicuri di sé, sono persone timide…

Di solito l’hashish noi non lo trattiamo perché non viene considerata una droga pesante. L’alcol è il più terribile di tutti perché è legale! Se io vedo una persona con una siringa in mano penso subito male, se la vedo con due bottiglie, penso che va a fare festa e magari ci vado anche io! L’alcol è molto più facile ed è molto più traditore: è molto più difficile recuperare un alcolista che un tossico o comunque sia una persona che ha questo tipo di problemi perché un bicchiere di vino fa piacere a tutti. Però certo che quando io per andare a un appuntamento, a un colloquio di lavoro mi devo fare due o tre birre, perché mi sento talmente insicuro e poi continuo… diventa poi un problema, diventa una dipendenza.

Le legalizzazione delle droghe potrebbe essere una soluzione? Hanno legalizzato il gioco, e non sembra funzionare granché…

Di quelle pesanti sicuramente no… Magari uno va a vedere cos’è successo nei paesi dove è stato concesso questo e non so fino a che punto, non so… noi crediamo sia molto difficile anche perché poi conta molto quello che è il paese in cui vivi. Magari una cosa che funziona in un posto, in un altro non funziona perché non abbiamo quel tipo di predisposizione, quel tipo di cultura, di risposta, forse è impossibile prevedere…

Rispetto al capitolo “gioco”, cominciamo a vedere le dipendenze dei giocatori: questi che compulsivamente giocano anche solo al superenalotto o alle slot machine che ci sono nelle tabaccherie o nei bar.

Una nuova dipendenza adesso è appunto il gioco ed è molto pericolosa. Ci sono pochissime strutture in Italia che si occupano con competenza e con efficacia di questo problema. Sono uscite ovviamente leggi che anziché aiutare queste persone, vengono quasi a favorirle, per cui abbiamo una proposta di legge ultimamente che a 200 metri dalle scuole non si potevano mettere macchine, slot machine etc., adesso questa legge lo permette! Quindi da una parte fanno pubblicità – addirittura sui telefonini si può giocare – dall’altra vorrebbero finanziare comunità terapeutiche per curare il problema che loro stessi sponsorizzano, questo è uno di quei paradossi…

Come avviene il reintegro sociale di un ex tossicodipendente?

È un qualcosa che viene fatto molto gradualmente: si inizia con delle uscite, con magari l’educatore che accompagna i ragazzi, oppure con dei ragazzi in fasi più avanzate del programma, gradualmente, cercando di inserirli nel territorio. Magari se ci sono delle situazioni aggregative tipo circoli ricreativi o cose di questo tipo.

Poi pian pianino vengono responsabilizzati a gestire il proprio denaro in maniera autonoma e a avere di nuovo un lavoro o alcuni hanno anche ripreso gli studi, abbiamo avuto anche delle persone che si sono laureate.

Il tessuto sociale è abbastanza accogliente in realtà nel senso che sembra ben disposto a ricevere queste persone.

Naturalmente sta molto anche a loro, alla loro facilità o difficoltà a sentirsi accettati perché poi è anche questione di come tu percepisci l’ambiente in cui vai a inserirti. Dal punto di vista lavorativo abbiamo una seconda cooperativa che si occupa proprio di questo: una cooperativa che prende degli appalti, per esempio dal Comune di Alba, per la gestione delle aree verdi o lavori di piccola edilizia e inseriamo proprio lavorativamente i ragazzi in questa cooperativa dalla quale dovrebbero, nel corso di qualche anno, poi affrancarsi per trovare un lavoro autonomo all’esterno e essere quindi definitivamente reinseriti nella società.

Le ricadute non si possono quantificare in modo esatto, perché, noi siamo di Alba, lavoriamo in Alba – Cuneo, abbiamo delle persone che vengono da Torino, da Vercelli, da Novara: di molti abbiamo notizie soprattutto in modo positivo; di altri non abbiamo più notizie, però diciamo che c’è una percentuale di successo abbastanza alta rispetto ai problemi che andiamo a affrontare.

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