La prospettiva di un Monti bis si fa sempre più concreta, alcuni inquietanti elementi fanno temere il suo successo

Mario Monti

Facciamo finta che non abbia dissanguato gli italiani a suon di tasse, lasciando intatti i privilegi e lo stipendio della casta che lo sostiene e lo vota in Parlamento.

Stiamo parlando di Monti e del possibile Monti bis. E’ il principale tema politico di questi giorni. E probabilmente lo sarà anche nelle prossime settimane.

La possibilità di un nuovo Governo guidato da Mario Monti divide il già confuso panorama dei partiti italiani. Da quando l’attuale premier a New York, dove era andato per l’Assemblea generale dell’Onu, non ha escluso il bis, le voci a favore e contro non si contano più. E anche la ridda dei sondaggi è partita a vele spiegate. Dall’indagine condotta dall’istituto di ricerca Datamonitor per ‘Milano Finanza’- Class Editori, emerge che la percentuale degli italiani che si schierano per un Monti bis è del 38,9%, quasi pari a quella (40,5%) di chi non lo è. Sembra aumentare, comunque, il consenso del Presidente del Consiglio e del Governo. Monti ha un +6% rispetto al 40% di luglio, il Governo passa dal 35% al 38%.

I numeri di un’eventuale riconferma dell’attuale Presidente del Consiglio sono di tutto rispetto, soprattutto se paragonati ai potenziali contendenti dell’ex rettore dell’Università Bocconi. Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, infatti, è fermo al 38%. Alle sue spalle c’è Beppe Grillo (35%), che, però, deve fare i conti con le recenti polemiche, anche interne, protagoniste del suo Movimento 5 Stelle. Sul podio della fiducia nei leader di partito, secondo l’ultimo sondaggio Datamonitor, c’è il centrista Pierferdinando Casini al 34%. A tallonarlo Silvio Berlusconi, tornato sulla ribalta solo negli ultimi giorni dopo un lungo periodo di silenzio e basso profilo, che sale al 32%. Molto frammentato anche il fronte dei partiti. Dietro al Pd, che si conferma in testa con il 25,5%, infatti, il Pdl è sempre più staccato con il 18%, ormai in piena bagarre con l’M5S, salito al 15,6%. Più indietro l’Udc (6,5%), che è in crescita e ha raggiunto i favori dell’Italia dei Valori, e la Lega, a cui viene attribuito un 5,7%. Valori quasi uguali li propone anche il sondaggio dell’Istituto Swg, che assegna a Sinistra Ecologia e Libertà il 5,4%. Comunque a vincere le prossime elezioni, secondo le intenzioni di voto, non sarebbe una formazione politica, ma il popolo degli indecisi, delle schede bianche e dell’astensione, che passa dal 46% al 47,9%.

Quanti voti prenderebbe un ‘partito’ di Monti? Questa domanda, improbabile fino a poco tempo fa, comincia a farsi sempre più strada. Del resto la scadenza della legislatura si avvicina. Aprile 2013 dovrebbe essere il mese in cui gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere chi dovrà guidarli per i prossimi 5 anni. Un compito difficile, soprattutto alla luce di una crisi economica, che non accenna a mollare la presa sul nostro Paese e sull’Europa. Un compito, che, secondo l’opinione di alcuni, proprio il compassato economista, così stimato anche all’estero, potrebbe assolvere meglio di tanti altri. Nasce così l’ipotesi di una lista civica nazionale, lanciata dai centristi dell’Udc di Pier Ferdinando Casini e dal presidente della Camera e leader Fli Gianfranco Fini, in grado di raccogliere il consenso intorno a Monti. Potrebbe chiamarsi “Lista per L’Italia”, una sorta di nuovo ‘Terzo Polo’ dopo il fallimento dell’accordo con l’Api di Francesco Rutelli. “Possiamo trovare il modo di convivere creando un contenitore – afferma Casini – che diventa l’unica offerta politica per gli italiani seri che non vogliono abbracciare i grillismi e che sta tra il Pdl e il Pd. Io aderisco a questa lista”.

Subito d’accordo con i centristi Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, che, con la sua fondazione Italia Futura, sembra pronto a schierarsi pubblicamente dopo mesi di tentennamenti. “Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia – ha dichiarato al ‘Corriere della Sera’ – adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre. Dobbiamo legittimare con il voto di milioni di italiani l’apertura di una stagione di ricostruzione nazionale, che sarà lunga e difficile. Mi impegnerò perché il progetto abbia successo”.

L’idea di un Monti-bis non piace, però, a tutti. In primis Pdl e Pd. L’obiezione principale, criticata e criticabile, è la necessità di un ritorno alla vera democrazia, caratterizzata dall’attività dei partiti e della politica. Insomma uno stop ai tecnici di professione, che, assolto bene o male il loro compito emergenziale, dovrebbero tornare nelle stanze a studiare. “Basta scorciatoie e ricette italiche – afferma Bersani – la politica deve rimettersi in gioco, affermare il suo ruolo riconoscendo anche il suo limite e quindi serve aprirsi alla società civile. Io chiedo – continua il segretario del Pd – vogliamo uscire dalla eccezionalità italica o rimaniamo nell’emergenza? Vogliamo stare in Europa però fuori dalla democrazia normale?”. Il Pdl, dal canto suo, pone l’accento sulla necessità di una candidatura ufficiale da parte di Monti per permettere all’attuale premier di partecipare alla competizione elettorale. Mentre, anche all’interno di Pd e Pdl, le voci non sono così concordanti, altri no a un Monti bis arrivano da Lega, Sel e Idv, che si pongono come simboli dell’antisistema. “Bisogna chiudere questa fase al più presto – afferma il leader della Lega, Roberto Maroni – poi chi vince governa, però deve passare dalle elezioni”.

L’incertezza su una conferma di Monti regna sovrana. Tra smentite e passi in avanti, il senatore a vita sembra non aver deciso. E anche i membri del suo Governo si lanciano in libere interpretazioni. “La disponibilità espressa da Monti per un eventuale nuovo incarico a Palazzo Chigi aveva lo scopo principale di rassicurare i mercati – spiega il ministro dello sviluppo Corrado Passera – non è utile utilizzare il suo nome come sigla elettorale”. Gli fa eco il responsabile del dicastero della Cooperazione Andrea Riccardi. “Il presidente Monti si è rivelato una grande risorsa, importante per quello che ha fatto, per quello che ha detto, per il linguaggio politico che ha inserito – sostiene – quindi credo che in un modo o nell’altro resterà una risorsa anche al termine del suo mandato”. Le prossime settimane serviranno per fare chiarezza. Forse perfino nella testa dell’attuale premier.

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