Il ministero dell’Ambiente, Clini, ha già riattivato la commissione per fornire il “Ponte della Via”, cioè la cruciale valutazione di impatto ambientale per l’opera

Ponte sullo Stretto

Mentre si parla di indulto e amnistia per “mancanza di carceri”, torna alla ribalta il ponte sullo Stretto di Messina.

La “pazza” idea del governo Berlusconi, frettolosamente cancellata dall’agenda di Mario Monti, è tornata. Il meccanismo amministrativo si è rimesso in moto e potrebbe portare alla posa della prima pietra nel giro di pochi mesi.

“Non c’è una scelta definitiva, io non lo considero tra le infrastrutture prioritarie”, disse il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera nel giugno scorso.

Dichiarazioni – si legge in un ‘articolo pubblicato da Blitz Quotidiano – che arrivavano dopo due mosse cruciali volte a bloccare la mastodontica opera destinata ad unire Calabria e Sicilia. Alla fine di ottobre del 2011 il piano di investimenti della Commissione europea, che indica i trenta progetti prioritari fino al 2020, ignorò il mega-ponte. Il governo Monti non perse tempo e alla riunione del Cipe del 20 gennaio di quest’anno dispose il definanziamento per 1,6 miliardi del Ponte motivando la scelta proprio per l’assenza, dopo tanti anni, di un progetto definitivo.

Sembrava tutto finito, addio costi stratosferici (si parlava di 8,5 miliardi) e invece, come spiega Repubblica, il Ponte torna alla ribalta.

Fin dall’estate scorsa Pietro Ciucci, amministratore dell’Anas (società del Tesoro) e della Società Stretto di Messina, fondata negli anni Ottanta con il compito di progettare e realizzare l’opera, ha mosso all’attacco e ha annunciato un ricorso straordinario al Capo dello Stato (inviato nei giorni scorsi) in cui considera di fatto illegittimo il definanziamento del progetto operato dal Cipe nel gennaio scorso: sostanzialmente perché la società rimasta senza soldi non può rispettare la convenzione originaria firmata con Stato e che nessuno ha ancora abrogato. Aperta la falla, l’iter del Ponte è ricominciato.

Il ministero dell’Ambiente ha riattivato, il 16 luglio scorso, la commissione per fornire il Ponte della Via, la cruciale valutazione di impatto ambientale. Inoltre, senza attendere il semaforo verde della Via (come avviene normalmente), nei giorni scorsi, il 27 settembre, il ministero per le Infrastrutture e Trasporti (retto da Corrado Passera) ha aperto la conferenza dei servizi, cioè l’organismo in grado di dare tutte le autorizzazioni necessarie sul progetto definitivo e far partire l’opera.

Questa circostanza ha messo in allarme le associazioni ambientaliste – Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man e Wwf – che annunciano clamorose proteste. Se i due ministri Clini (Ambiente) e Passera (Sviluppo) hanno accettato di dar seguito all’esame di impatto ambientale e alla conferenza dei servizi, non altrettanto favorevole era sembrato in passato il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca che in più occasioni aveva pubblicamente osservato che il limitato orizzonte temporale del governo non sembrava sufficiente ad esaurire le complesse procedure amministrative dell’opera.

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