Punire il creditore e favorire il debitore: una vergognosa messa in scena soltanto per punire chi agisce in giudizio

i paradossi della legge italiana

L’art 9 del decreto legislativo 1\2012 noto come “cresci –Italia”, millantato come elemento cardine della concorrenza tra i professionisti, è invece un’arma nelle mani dei debitori e dei grossi patrimoni che piegheranno la resistenza dei creditori.

In particolare ci soffermiamo sul ruolo degli avvocati che diventeranno degli affaristi, che devono saper imbrogliare i propri assistiti per poter sopravvivere.

Infatti è al momento del conferimento del mandato che ci sarà il braccio di ferro tra l’avvocato che dovrà far sottoscrivere il preventivo ed il relativo patto di quota lite, casomai anche con procura speciale per evitare che i soldi passino direttamente nelle mani del proprio cliente ed il cliente medesimo che firmato l’atto sarà vincolato per il processo.

Lo scopo millantato era diverso dallo scopo reale. Infatti, mentre il piccolo cliente sarà in balìa del proprio avvocato non avendo una grossa possibilità di contestare il suo legale di fiducia, la cosa di ribalta per i potentati: banche, assicurazioni, enti di notevoli dimensioni, i quali saranno loro a far sottoscrivere agli avvocati clausole capestro.

Mi giunge voce che le banche si sono già mosse maltrattando i propri legali con onorari fissati per un grado del giudizio in un importo di 500 euro. Poiché la eliminazione delle tariffe massime, in quanto quelle minime ci aveva pensato Bersani ad annullarle, cinque anni fa, non aveva alcun senso rispetto al “cresci-Italia” bisogna indagare il motivo subdolo di tale inserimento.

Infatti la totale inutilità della scelta è confermata da un dato pacifico. Abolite le tariffe, il Governo si è immediatamente reso conto della necessità della loro esistenza, in un sistema razionale ed allora ha modificato solo il nomen delle stesse che sono divenute i “parametri”,in quanto ci si è resi conto che almeno in due casi l’esistenza di una tariffa,pardon, un parametro era voluto dalla legislazione vigente, ed in particolare per la liquidazione giudiziale delle spese ed onorari, onde evitare il totale arbitrio dei Giudici, che era altro misfatto che si voleva colpire ed il caso di contestazione del quantum spettante ed applicazione di un valore per il contratto d’opera prestato.

Allora cosa si è pensato bene di fare : ridurre i parametri a poca cosa, perché bisogna favorire non chi agisce per ottenere giustizia, ma chi si difende che non vuole pagare.

Il danno è a carico della parte che agisce e quindi si invita i debitori a non pagare e\o a procrastinare i pagamenti e quindi inviare la gente a non investire nel nostro paese .

Facciamo un esempio concreto: Tizio Banca sottoscrive un contratto con un imprenditore per la costruzione di un nuovo grande ufficio per il costo di 10 milioni di euro. Insorgono contestazioni e non paga.

Ebbene, l’imprenditore deve prima richiedere la mediazione pagando una somma ingiusta ad un mediatore, poi andare dall’avvocato e fissare il patto di quota lite con lo stesso infine agire in giudizio ed a fronte di una causa lunga almeno 4 anni dovrà sborsare almeno euro 100.000 al proprio legale, per vedere la banca condannata ad esuro 3.000,00 al Giudice.

Ma non finisce qui: poi dovrà eseguire la sentenza, ebbene per l’atto di precetto di dieci milioni di euro l’avvocato potrà recuperare dalla parte debitrice solo euro 800,00 mentre la residua tariffa deve essere posta a carico della parte creditrice, in quanto difficilmente si troverà un avvocato che rischia di fare un guaio pari a 10 milioni di euro per un compenso così meschino.

Il risultato giuridicamente è il seguente : i ghrandi banditi della nostra Repubblica, banche, assicurazioni, potentati e i grandi debitori Inps, ministeri, Asl, Regioni e Comuni non solo devono continuare a non pagare ma vengono anche premiati.

Il nostro stato di diritto è divenuto stato del rovescio ed il creditore deve spendere i soldi mentre il debitore può anche perdere tutto il tempo che ritiene per cercare di pagare sempre di meno, per il principio generale fissato dall’art quinto – “ chi tiene in mano ha vinto “ e per l’altro amaro detto paesano “a pagare ed a morire vi è sempre tempo “ .

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