L’Assemblea dei Mille indica il “Monti bis”. C’è anche Montezemolo: però al momento è in rotta con Casini

Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini

Il pressing per il Monti bis è ufficialmente partito. Non che l’ipotesi di una riedizione del governo del Professore fosse rimasta sottotraccia, ma le contemporanee prese di posizione pubbliche dei big centristi ha finalmente portato allo scoperto un progetto coltivato da mesi.

Da Arezzo, Teatro dell’Assemblea dei Mille fortissimamente voluta da Fini per superare di fatto l’esperienza di Futuro e libertà, parte dunque la rincorsa al montismo del 2013. Per rendere possibile questo scenario, Gianfranco Fini rilancia l’idea di una lista per l’Italia. Un progetto subito raccolto dal palco aretino da Pier Ferdinando Casini – “aderisco” – e che sembra assomigliare molto a quell'”incontro tra società civile e politica” immaginato da Luca Cordero di Montezemolo dalle colonne del Corriere della Sera.

E’ arrivato il momento di impegnarsi per dar vita a “una sorta di una grande lista per l’Italia, una lista civica nazionale, un rassemblement che chiama a raccolta le energie sane, senza personalismi” ha detto il Presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini. E gli ha risposto a ruota dal palco il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: “Se creiamo un contenitore che “sta tra il Pdl e il Pd”, alternativo al “grillismo”, “io aderisco a questa lista”.

“Monti ha detto che se il popolo lo riterrà, attraverso l’esito del voto, è disponibile a continuare. E’ una scelta che non spetta solo ai partiti ma agli italiani” ha sottolineato Fini. “Bisogna fare in modo che questa fase non si chiuda e non venga archiviata come una parentesi scomoda”, perché “Con il governo Monti c’è una ritrovata credibilità e si tocca con mano la capacità di fare le riforme, forse impopolari ma inevitabili”, ha aggiunto Fini.E il leader dell’Udc gli ha fatto eco: “Se qualcuno pensa che Monti è un incidente è fuori di senno e fuori dal sentire di tutto l’universo. Se c’è una cosa di cui noi in coscienza non possiamo fare a meno è l’autorevolezza, la serietà, il prestigio portato nella politica italiana dal Presidente del Consiglio, che è interlocutore credibile in Europa e nel mondo e che è importante punto di riferimento per l’oggi e pure per il domani”.

Ma Casini avverte i suoi: “Se qualcuno pensa, e dobbiamo farlo capire bene ai parlamentari, che la lista possa essere una plastica facciale di Udc e Fli, allora non ci siamo capiti. Se pensiamo di fare un’operazione furberia per cui cambiamo le insegne dei partiti e le cose non cambiano, perdiamo l’occasione di capire che oggi è necessario voltare pagina”.

Fini da parte sua rileva, rivolto chiaramente a Pdl e Pd: “Molti, anche tra quelli della maggioranza parlamentare che sostiene Monti, pensano che sia meglio per l’Italia archiviare questo momento quando andremo al voto. E’ evidente che nascerà un governo squisitamente politico e che chi avrà la maggioranza formerà un governo, ma se gli elettori dovessero archiviare questa fase allora anche la possibilità di risalire sarebbe archiviata. Casini e io siamo tra quelli che hanno assunto delle scelte e si sono presi delle responsabilità non per tornaconto, ma per favorire una difficile e necessaria prospettiva che può essere utile in nome dell’interesse nazionale”.

Ma la partita interna all’area centrista resta tutta da giocare. Montezemolo, numero uno Ferrari, è in rotta con il leader Udc, mentre coltiva un rapporto privilegiato con Fini. Incomprensioni sul ruolo di Passera e Marcegaglia, divergenze sull’impostazioni di un’eventuale campagna elettorale comune, incomprensioni personali hanno deteriorato ulteriormente i rapporti. Eppure l’idea di una lista per l’Italia sembra accomunare l’intera area centrista. Solo le prossime settimane e l’esito della guerra di posizione in atto diranno se il progetto riuscirà a decollare.Fini al termine della convention è ottimista: “Non esistono questioni insormontabili”.

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